Il Tirreno

Prato

Al posto della filanda arriva il software e il filo 3d è soffice

di Barbara Burzi
Al posto della filanda arriva il software e il filo 3d è soffice

Lineapiù: va avanti la sperimentazione di nuove tecnologie Con la filatura Igea invece l’Alpaca prende il colore “rosa”

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FIRENZE. Polimeri al posto delle fibre e software invece della filanda: la moda è diventata digitale. Sono già una realtà le creazioni tridimensionali realizzate con la stampante 3D dall'azienda pratese Lineapiù dell'imprenditore fiorentino Alessandro Bastagli, con la collaborazione del maglificio Miles, che dallo stand di Pitti Filati presenta gli ultimi aggiornamenti del progetto Netta, acronimo di "New Technology for textile", destinato a rivoluzionare il modo di produrre filati. Dopo sei mesi di sperimentazione, arrivano le prime importanti novità che rendono ancor più probabile un futuro in cui la maglieria sarà arricchita da strutture tridimensionali. «E' ufficialmente iniziata la fase due - dichiara Bastagli - grazie a un continuo lavoro di ricerca e conoscenza della tecnologia, siamo riusciti a trovare la combinazione giusta per ammorbidire il prodotto e renderlo più soffice affinché sia portabile. Prima di venderlo dovrà essere testata la sua resistenza per tutte le fasi di lavorazione. L'idea è quella di correre l'ultimo miglio insieme al marchio al quale venderemo in esclusiva la prima linea di prodotti 3d e, probabilmente, non sarà un'azienda italiana». I nuovi prototipi non sono solo più morbidi al tatto, ma anche più malleabili e facilmente applicabili ai capi di maglieria. L'effetto è simile a quello di un ricamo, si possono tingere in dieci colori e stampare di una dimensione massima di 180 centimetri. La ricerca nel settore sta facendo passi da gigante e non si esclude che si possa arrivare a realizzare interi abiti in 3D. «Non si conoscono ancora i limiti dell'impiego di questa tecnologia nel tessile e nella moda - dice Cristiano Bartolini, responsabile del reparto progettazione dell'azienda Lineapiù - in questo momento chi investe di più avrà i benefici maggiori. La tecnologia gioca un ruolo importante in tutta la collezione. A fare la differenza sono i macchinari, che abbiamo modificato appositamente per ottenere prodotti unici, in particolare penso d una serie di velluti realizzati con per questo abbiamo costruito macchine che consentono di ottenere prodotti unici, in particolare penso a una serie di velluti con titolazioni finissime». La componente tecnologica è un alleato formidabile anche per Industria Italiana Filati, che sta percorrendo due strade grazie all'utilizzo di macchinari appositamente creati per «combinare fibre invernali con quelle tipicamente estive (lana con lino, lana e cotone o alpaca e viscosa) ma anche per rispondere alle esigenze di quei mercati che richiedono prodotti invernali e allo stesso tempo, meno caldi e pesanti». «Questo non vuol dire necessariamente più fini», sottolinea l'imprenditore Francesco Lucchesi facendo riferimento a una gamma di filati leggerissimi e dall'aspetto voluminoso ottenuti con i macchinari a soffio d'aria. Per la filatura Igea la regina della collezione è l'alpaca “rosa”. «La versione femminile - spiega l'imprenditore Stefano Borsini - è un filo di alpaca elaborato in chiave morbida, soffice e voluminosa». Secondo Federico Gualtieri, vicepresidente di Filpucci, il boom tecnologico è passato e ha toccato l'apice con l'invenzione del soffilo, tuttavia «l'azienda non ha mai smesso di inventare cose nuove, puntando sempre più in alto verso l'eccellenza: in testa, le fibre di cachemire e seta». Le sperimentazioni ruotano tutte intorno al concetto dell'eco-friendly «con azioni sia di recupero che di reingegnerizzazione di cashmere pulito».

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