Il Tirreno

Prato

pitti filati

Il futuro sono i filati “organici”

di Ilenia Reali
Il futuro sono i filati “organici”

Il distretto lavora su produzioni “pulite” ma già si intravede la nuova frontiera 

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FIRENZE. Leggerissimi, morbidi, impalpabili e soprattutto sostenibili. Filati realizzati tenendo insieme etica e rispetto dell'ambiente anche se meno colorati e raffinati. E' questa la strada intrapresa da tutte, proprio tutte, le manifatture di filati, che non possono vendere i loro prodotti nel mondo se non accompagnati da disciplinari, marchi e analisi di qualità.

Ed ecco quindi che gli stand di Pitti Filati, alla Fortezza, hanno già cominciato a trasformarsi adottando i colori del cielo e della natura magari con sfondi bucolici con grandi alpaca che ammiccano ai clienti che hanno preso a pretendere condizioni di produzione sempre più rigide con coloranti “puliti”. E' l'azienda Filati Naturali, del Gruppo Pecci filati, l'avamposto della produzione rispettosa dell'ambiente di Prato: qui si presentano tessuti, col marchio mondiale Gots, dove i filati vengono addirittura definito “organici”. «I tessuti Gots - spiega Pierluigi Marrani, direttore del Gruppo Pecci - sono completamente tracciati. Si sa perfino tutto dell'animale da cui viene ricavata la fibra. Una certificazione per cui è necessario avere tutti i parametri sia dell'inquinamento provocato con la produzione sia gli effetti della salute. Certo sono ancora più brutti dei filati delle altre collezioni ma è l'unica strada per poter crescere sul mercato americano e su quello dei paesi del Nord Europa. E' il punto più avanzato dei nostri prodotti. Seguito da un cardato interamente riciclato e dalla collezione, di Pecci Filati, “4sustainability” con le altre aziende del distretto».

Un protocollo, quello di 4sustainability, presentato durante la scorsa edizione di Pitti a cui hanno aderito (Filpucci, Industria Italiana Filati, Lanificio dell'Olivo, Pecci, Pinori Filati e New Mill) che quest'anno è stato allargato anche a tutte le aziende della filiera delle manifatture socie.

«Si va dai produttori e commercianti di materie prime e di prodotti chimici alle numerose lavorazioni che concorrono alla realizzazione dei filati per maglieria», spiega Ilaria Taddeucci Sassolini, presidente del Consorzio di promozione filati. «Imprese interne ed esterne al distretto pratese, alcune delle quali già sensibili e impegnate sulla sostenibilità mentre altre traggono da 4sustainability il primo stimolo ad affrontare il tema in maniera metodologicamente efficace. La catena di fornitura di ciascuna azienda è stata chiamata a condividere impegni e linee guida ed a far proprio il questionario di autovalutazione per le lavorazioni a rischio chimico».

«Una strada - continua Taddeucci Sassolini come titolare del Lanificio dell'Olivo - che ci darà molta soddisfazione anche sui mercati. Oggi la sensibilità ambientale è più sviluppata tra i vertici delle case di moda ma sono certa che presto ci sarà un ricompattamento anche con i responsabili degli uffici stile che finora guardavano più all'aspetto e meno a tutti gli aspetti della produzione».

Un'idea condivisa anche da Stefano Milanesi di New Mill che ha aderito in corsa al progetto. "All'inizio non ci credevo molto - commenta - ma poi i clienti hanno cominciato a chiedermi prodotti sostenibili. Ho capito subito che la direzione è questa». Un marchio sposato anche da Raffaella Pinori che invece non ha aderito a Detox di Greenpeace. «Un percorso che condivido ma che non ho potuto sposare dal momento che aziende con cui lavoro non hanno aderito pur essendo avanti sui temi ambientali».

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