Il Tirreno

Prato

Colpo di scena nel processo Sasch

Colpo di scena nel processo Sasch

L’ex sindaco chiede ancora di patteggiare. Il pm è favorevole

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PRATO. Colpo di scena al processo per il crac del gruppo Sasch che vede imputati l’imprenditore, ed ex sindaco di Prato Roberto Cenni e il figlio Giacomo, il commercialista Annibale Viscomi con il figlio Fabrizio (difeso dall’avvocato Brachi), l’imprenditore Carlo Mencaroni (avvocato Alberto Rocca) e l’imprenditore Antonio Campagna. “Nuovi” documenti attestano che, di fatto, cade l’accusa di bancarotta fraudolenta legata alla compravendita dei marchi Sasch dal momento che esistono le prove documentali che 6 milioni e 650mila euro (a fronte dei 6 milioni e 230mila euro) rientrarono in azienda dalla Cina, paese in cui arrivarono dal Lussemburgo. Un’operazione che fu ricostruita da un consulente della Sasch, l’avvocato Enzo Chiappa, sentito durante le indagini. I documenti e l’operazione internazionale erano quindi già noti alla Finanza, che si occupò delle indagini, e alla procura della Repubblica a cui furono inviati già prima dell’udienza preliminare quando poi fu rifiutato il rinvio a giudizio all’ex sindaco proprio per il peso delle accuse nei suoi confronti. Episodio venuto alla luce qualche mese fa quando i legali di Cenni e Viscomi, venuti a conoscenza dell’esistenza, ne chiesero di conto scoprendo che, anche i titolari delle indagini in procura, non ne erano a conoscenza. Probabile un intoppo nel passaggio di consegne dell’inchiesta all’indomani del trasferimento del sostituto Eligio Paolini che aveva seguito la vicenda. In aula, davanti al giudice De Luca l’avvocato di Cenni, Manuele Ciappi, ha quindi riproposto al giudice il patteggiamento a due anni (ritenuto congruo dal pm Lorenzo Gestri) alla luce dei nuovi fatti. Oltre «al venir meno di una ipotesi delittuosa di indiscutibile gravità» si è inoltre aggiunta la proposta riparatoria nella causa civile di svariati milioni. La famiglia Cenni ha infatti messo a disposizione della procedura una villa, con annessi terreni, di proprietà di un’immobiliare valutata tra i 4,198 e i 6 milioni di euro.

Se l’avvocato Ciappi non ha forzato la mano su quanto accaduto per la “scomparsa” dei documenti l’ha fatto invece l’avvocato Berni, difensore di Annibale Viscomi, che ha chiesto l’annullamento del rinvio a giudizio (o una nuova udienza preliminare) dal momento che il suo assistito è imputato solo per quell’ipotesi di distrazione (quella Lussemburgo-Cina) e non per l’altra con cui si ipotizza una distrazione legata all’esportazione di merce in Russia per circa 21 milioni di euro che sarà affrontata durante il dibattimento che affronteranno gli altri imputati che hanno chiesto di andare a processo.

Una richiesta quella del patteggiamento, considerata congrua, anche dal pm Gestri per i nuovi fatti emersi «il quadro è profondamente modificato» e anche alla luce dell’accettazione delle richieste precedenti per imputati con posizioni processuali simili: furono accettati infatti in fase di udienza preliminare i patteggiamenti di Antonio Rosati (un anno e 8 mesi), Giuseppe Giovannelli (un anno e 9 mesi), Gianluca Giovannelli e Mario Pacetti (due anni). Il giudice per esprimersi sulla richiesta di patteggiamento di Cenni e per l’annullamento del rinvio a giudizio di Viscomi ha aggiornato l’udienza al 12 settembre prossimo.

Ilenia Reali

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