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Brexit, gli imprenditori temono ripercussioni

Brexit, gli imprenditori temono ripercussioni

PRATO. Il Regno Unito ha votato per la Brexit: ora è fuori dall'Europa. Per gli imprenditori pratesi questo significa perdere uno dei principali mercati di sbocco del continente. In termini di export...

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PRATO. Il Regno Unito ha votato per la Brexit: ora è fuori dall'Europa. Per gli imprenditori pratesi questo significa perdere uno dei principali mercati di sbocco del continente. In termini di export l'Inghilterra rappresenta il terzo paese per il distretto manifatturiero, che ora deve fare i conti con le conseguenze dell'esito referendario.

«L'importante è non farsi prendere dal panico», dice il presidente degli industriali, Andrea Cavicchi, pur non nascondendo la sua preoccupazione per il futuro. «L'indebolimento della sterlina risente inevitabilmente dell'incertezza del momento ed è probabile che questo avrà un impatto anche sul potere d'acquisto - spiega - però non è possibile in questo momento dire con precisione quanto questa decisione costerà al nostro distretto in termini di esportazioni e quali ripercussioni avrà sull’economia reale. Tutto dipenderà dalla sorte delle negoziazioni».

Il Regno Unito avrà due anni di tempo per negoziare l'uscita dall'Ue e rivedere i trattati con l'Europa su base individuale, dagli accordi commerciali a quelli sulla ricerca. Non è scontato l'esito. Se da una parte la Gran Bretagna è convinta di riuscire a strappare condizioni d'uscita migliori rispetto allo status privilegiato di cui gode all'interno dell'Ue (non partecipa a Schengen, ha mantenuto la propria valuta e ha ottenuto la possibilità di riformare le politiche di welfare nei confronti degli immigrati) non è così scontato che ci riesca.

«Se l'Europa vuole evitare che si inneschi un pericoloso effetto domino - dice Luca Giusti, presidente della Camera di commercio - non credo che concederà tanto facilmente condizioni vantaggiose al Regno Unito. Per il nostro distretto mi fanno più paura le politiche che l'Europa adotterà nei confronti della Gran Bretagna che gli effetti diretti della Brexit sull'economia». Nel breve termine secondo Giusti le prospettive sono di incertezza, tuttavia «non sono pessimista - dice - le cose si assesteranno». «Mi auguro che la Brexit serva da lezione e che l'Europa inizi a ragionare in modo diverso - continua Cavicchi - Non aver gestito il problema dell'immigrazione lasciando i paesi al proprio destino e aver gravato sull'economia con politiche che hanno reso il nostro manifatturiero meno competitivo rispetto agli altri, ha portato a questa situazione. Sono per un'Europa unita e forte, capace di tutelare gli interessi di tutti, non per un'Europa soltanto delle decisioni, delle repressioni finanziarie e dell'austerity».

Barbara Burzi

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