Sicurezza
L’autodifesa dei dipendenti della BpVi
«Non siamo noi i responsabili del disastro». Nella lista dei 20 clienti privilegiati non figurano pratesi
PRATO. Non che fosse una grande consolazione per le migliaia di piccoli soci che hanno perso tutto il capitale, ma gli ultimi sviluppi delle indagini sulla gestione della Banca popolare di Vicenza aggiungono una sorta di danno alla beffa. Gli ispettori della Banca centrale europea, che hanno spulciato i conti BpVi l’anno scorso, hanno censito una ventina di grandi soci, quelli più facoltosi, ai quali sarebbero stati concessi prestiti a tassi molto favorevoli in cambio dell’aquisto di azioni, di cui si è poi fatta carico la banca. L’elenco è fitto di nomi veneti e non vi figura nemmeno un pratese, pur rappresentando Prato e la Toscana una fetta non piccola della platea societaria. Una circostanza che rafforza l’idea di molti che BpVi sia sbarcata in Toscana più per prendere che per dare (strategia peraltro lecita).
Intanto arriva dal sindacato Fisac Cgil il lamento dei dipendenti della BpVi, che si sentono ingiustamente accusati per le malefatte degli ex vertici della banca. I rappresentanti sindacali ne hanno per tutti: manager, direttori del personale, politici, giornalisti, altri sindacalisti, opinionisti, associazioni di categoria, associazioni dei consumatori. Giù le mani dal futuro dei colleghi del gruppo Banca Popolare di Vicenza, intimano. «Tutti a dire la propria, a pontificare, a commentare, a (dis)informare per avere audience, ascolto, applausi, titoloni di giornali, risalto sui social, consenso popolare e chi più ne ha più ne metta - questa l’accusa - Il 99,999% di questi soggetti parla senza conoscere l’argomento di cui sta parlando. Lasciate parlare chi come noi conosce perché la vive quotidianamente lavorandoci la realtà del Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Fateci dire una cosa: il vostro disegno ci è già chiarissimo, farci terra bruciata intorno e fare un po’ come i tedeschi cercarono di fare alle porte di Stalingrado, prenderci per fame. Anche questa volta la posta in gioco è la stessa per chi come noi cerca di resistere: la vita, perché toglierci il lavoro o meglio tentare di farlo è un po’ come cercare di ucciderci. Conosciamo bene la storia delle persone (tante) rovinate da quei (pochissimi) colleghi che lavorano in banca, ma sappiamo anche che i manager (tanti) hanno solo uno scopo quello di massimizzare il loro ritorno a scapito di (tutti) i colleghi. Ci state dipingendo come una collettività di persone poco serie ed inaffidabili: beh, avete sbagliato! Non sono i bancari quelli che hanno portato il gruppo Banca Popolare di Vicenza nella situazione in cui versa attualmente, sono i stati banchieri. Ed ora oltre al danno la beffa: la stessa razza di manager “avvoltoi” ci etichetta come conniventi con chi ha creato ed organizzato il disastro». «Se qualcuno di noi ha sbagliato - aggiunge la Fisac - deve pagare e noi ce lo auguriamo perché comportandosi in maniera scorretta ha danneggiato in primis i colleghi onesti che gli stanno accanto».
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