Il Tirreno

Prato

Petizione popolare della Lega Nord per dire stop a nuovi profughi

Enrico Zucchi, responsabile nazionale immigrazione e la coordinatrice Provinciale Patrizia Ovattoni
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Enrico Zucchi, responsabile nazionale immigrazione e la coordinatrice Provinciale Patrizia Ovattoni

Prato, le firme verranno raccolte in sede, nei gazebo e in tre negozi. La coordinatrice Patrizia Ovattoni e il deputato Guglielmo Picchi: "Ridiamo dignità a una città che l'ha persa" 

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PRATO. Obiettivo: 300 firme per dire stop all’arrivo di nuovi profughi a Prato. E’ l’iniziativa della Lega Nord «per ridare dignità a un territorio - affermano il deputato Gugliemo Picchi, arrivato da Roma, e la coordinatrice provinciale Patrizia Ovattoni -  che ormai l’ha persa».

A partire da giovedì 22 giugno nella sede della camicie verdi in via Canto alle tre Gore 8 (il martedì e il giovedì dalle 15,30 alle 16,30, il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19) i cittadini che lo vorranno potranno firmare una petizione «per chiedere all’amministrazione comunale - è l’intestazione dei moduli - di rifiutare l’accoglienza di ulteriori migranti richiedenti asilo, in quanto la città di Prato ha già abbondantemente superato la quota massima prevista e non è più in grado di fornire un’adeguata sistemazione in caso di nuovi arrivi».

Si potrà firmare, inoltre, nei gazebo che la Lega allestirà nei prossimi giorni in centro storico, nei due negozi Ovattoni, in via Magnolfi e a San Paolo e nella cartoleria Puccini in via Carlo Marx. «Quello che noi chiediamo al sindaco Biffoni - spiega Enrico Zucchi, responsabile nazionale sicurezza - è che segue la linea dei sui  77 colleghi toscani che si rifiutano di accogliere migranti».

D’altro canto, è il ragionamento degli esponenti del Carroccio di Prato, «la soglia massima  è già stata raggiunta e abbondantemente superata: dovevano essere 300 e siamo oltre le 500 presenze. Le strutture sono sature - sottolinea Ovattoni - e il prossimo passo  è la tendopoli che i residenti di Mezzana temono molto».

Perché quota 300? Perché un regolamento del Comune prevede  che superata quella soglia la petizione venga protocollata nell’ufficio della presidenza del consiglio (Ilaria Santi) e dopo le verifiche della caso (conformità delle firme eccetera) venga smistata direttamente alla commissione consiliare competente per presa in carico e disamina. Hanno diritto di parola i primi tre firmatari della petizione.

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Sono già state 15 (nel 2014 e 2015) le petizioni  popolari che attraverso questo sistema  hanno centrato l’obiettivo: i fontanelli, tanto per fare un esempio, l’area di sgambatura per cani a Galciana, il rifacimento di alcuni marciapiedi.  Si trattava, però, di richieste che ricadevano sotto la competenza comunale.  La gestione dei profughi è, invece, di competenza della Prefettura. In ogni caso, si vedrà.

La presidente Santi, intanto (ma se ne parlerà in autunno) sta pensando di innalzare la quota minima di adesioni «perché - spiega - in una città di quasi 200.000 abitanti, 300 firme sono pochissime». (c.o.)

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