Italia
Pubblicità al gioco d'azzardo: Fabio Ciofi sorpreso dalle polemiche
Prato, parla l’imprenditore pratese che dà lavoro a 70 persone: «Faccio un mestiere normale»
PRATO. «È un modo per levarci di dosso l’immagine negativa che spesso ci viene associata e far passare il messaggio che il nostro è un mestiere come tutti gli altri, in cui non c’è niente di nascosto o illegale».
A parlare è Fabio Ciofi, l’ideatore della “campagna di immagine” – così la definisce – sulle sale da gioco che, con lo slogan “Dipendenti del gioco”, è comparsa nei giorni scorsi su numerosi manifesti in giro per la città e che tanto sta facendo discutere tra gli addetti ai lavori e non solo.
«Non si tratta di una pubblicità che invita a giocare – spiega Ciofi – Non c’è infatti nessun indirizzo o altro che rimandi alle sale». Fabio Ciofi è il titolare della ditta pratese Extragiochi, che gestisce e noleggia apparecchi da intrattenimento in locali pubblici, sale giochi e circoli di Prato, Firenze, Pistoia e Siena, oltre che il proprietario di alcune sale slot e bingo cittadine (suoi il “Bingo Stella” in via Roubaix, la Sala Jackpot in piazza Mercatale e parte dell’ ”Accademia del Biliardo” in via Pomeria, oltre al bar Imperatore e al bar Europa).
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Il gruppo dà lavoro a circa 70 dipendenti, alcuni dei quali impiegati da oltre 15 anni. «Ad essere sincero non mi aspettavo di suscitare tutto questo clamore. Il messaggio che volevo passasse è che dal gioco possono nascere opportunità anche positive – continua – Nei miei locali offro un servizio, che non è soltanto quello del gioco tra l’altro, senza imporre nulla a nessuno. Alla base dell’uso, corretto o meno, che se ne fa rimane il libero arbitrio».
«La nostra categoria è inoltre tra le più tassate – spiega Ciofi – tanto che si può considerare lo Stato il nostro socio di maggioranza. Senza contare che l’ultima legge di stabilità ci ha imposto di cambiare tutte le macchine, che adesso hanno delle specifiche tecniche diverse». Tra cui la minore probabilità di vincita per i giocatori. Oltre il 60% dei proventi delle slot e macchinette simili va allo Stato, il che per l’azienda di Ciofi equivale a circa 300mila euro ogni 15 giorni.
«C’è anche chi ha apprezzato i manifesti – aggiunge Ciofi – come alcuni commercianti. D’altra parte non capisco perché la stessa indignazione non è riservata a campagne di aziende nazionali, ben più grosse della mia, che invitano al gioco con slogan spesso ingannevoli. Qui l’intento era diverso. E ci abbiamo messo la faccia».
Quando si entra nell’argomento dipendenze poi, Ciofi risponde: «I nostri clienti affezionati li conosciamo bene. Ci capita spesso che qualcuno “alzi il gomito” con le slot, proprio come succede in un qualsiasi bar con gli alcolici. E, come un buon barista dovrebbe fare, quando possiamo cerchiamo di invitare la persona alla moderazione. In questo senso il gioco online è molto più pericoloso, perché viene a mancare il rapporto con la gente. Tuttavia non possiamo obbligarli a non giocare, anche perché non siamo i soli a offrire questo tipo di prodotto».
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