Proteste
L'assessore regionale Stefano Ciuoffo: «La movida fa bene e sul degrado polemiche sterili»
La sua valutazione anche come residente del centro storico: "Un migliaio di giovani fanno rumore, sì, ma preferisco sentire persone che chiacchierano piuttosto che un silenzio desolante"
PRATO. Osservatore esterno, ma non troppo. Perché è vero che Stefano Ciuoffo è assessore in Regione (alle attività produttive, al credito, al turismo, al commercio) e quindi gravita su Firenze, ma ogni giorno parte e torna nel centro storico di Prato dove vive.
Assessore lei è tra quelli cui la movida dà fastidio?
«Non direi, il centro mi pare non sia mai stato piacevole come ora. Ed era quello che sognavamo, frutto di un’azione costante della pubblica amministrazione che ha reso il centro un “salotto buono” attrattivo per i locali e per i giovani. E ben venga se ne arrivano tanti perché significa che riconoscono la loro città come luogo da vivere».
Ma fanno rumore.
«C’è bisogno di un po’ di tolleranza da parte dei residenti ed è questione che spesso riguarda la buona educazione di chi sta per strada. Un migliaio di giovani fanno rumore, sì, ma preferisco sentire persone che chiacchierano piuttosto che un silenzio desolante».
E poi c’è la questione degrado-sicurezza.
«Polemiche che giudico sterili. Perché l’azione delle forze dell’ordine e dell’amministrazione è servita a risanare molte aree in modo efficace. Ovvio che resti ancora da fare, ma gli spazi vuoti vengono occupati dal degrado. Un’altra ragione per guardare con favore un centro vitale».
La movida funziona, ma i pratesi sembrano meno affezionati alle istituzioni culturali.
«Bè, credo sia importante, intanto, che istituzioni come Pecci, raddoppiato, Pretorio, Metastasio a Prato ci siano ancora e garantiscano un offerta che nel tempo è stata costante. La scommessa che il sindaco ha capito benissimo è sul Pecci e sull’arte contemporanea. Un centro regionale che, alla riapertura, potrebbe aspirare ad essere di valenza nazionale, se riuscirà ad affermarsi come spazio nuovo e con funzioni molteplici. Noi pratesi ci sentiamo ignoranti su tante cose, ma sull’arte contemporanea siamo competenti più di quanto possa apparire. Ci sono appassionati, collezionisti, studiosi e questa è un’ottima prospettiva per lo sviluppo del centro che non deve cadere nella trappola del localismo».
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Prato ha un “marchio” col quale il Comune vuole esportare il “brand” cittadino. Le piace? Servirà?
«Mi piace e sarà utile se contestualmente ci sarà un’azione continua per creare le basi di un confronto strutturato con altre realtà. Questo vale anche per la Toscana nel suo insieme le cui aziende d’ eccellenza, le cui produzioni di qualità, sono diventate modelli di tendenza per molti Paesi del mondo. Pitti Uomo, per esempio, è stato un successo in particolare per la grande curiosità che ha suscitato. Questo è un patrimonio da non disperdere. Lavorando a testa bassa per trovare nuove rotte commerciali per il sistema moda e le tante produzioni di qualità, la Toscana ce la può fare. Anche sfruttando la fase economica attuale che dà segni positivi, dopo otto anni disastrosi nei quali si sono persi occupazione, soprattutto tra i giovani e una parte del sistema produttivo».
E’ la Corea del Sud la nuova frontiera commerciale?
«E’ una Paese sul quale la Regione lavora e che ha un Pil in crescita del 3%. Sono interessati, in particolare, ai tessuti d’arredamento e alla moda. E su questi settori stiamo costruendo una missione in autunno selezionando le aziende e verificando i buyers».
Lei sta scrivendo una nuova legge regionale sul turismo. Obiettivo?
«Favorire le aggregazioni territoriali e fare in modo, quindi, di avere “pacchetti” territoriali da poter promuovere. Una cosa è fare marketing sul centro di Prato, sulle ville Medicee del Montalbano e i bed and breakfast della Valbisenzio, un’altra è presentarsi con una sola produzione se pur di qualità. Nei territori che sceglieranno l’ autonomia, la Regione, comunque, avrà contatti unicamente con il Comune capoluogo».
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