Sicurezza
Tre pesanti condanne per la persecuzione a una donna
L'ex convivente aveva ingaggiato due amici per renderle la vita un inferno e secondo una testimonianza stava meditando di sfregiarla con l'acido
PRATO. Sono arrivate tre condanne e un rinvio a giudizio al termine del processo che si è celebrato davanti al giudice dell'udienza preliminare Francesco Pallini nei confronti di quattro imputati, accusati a vario titolo di stalking e lesioni. La pena più pesante è toccata a Nazzareno Verdicchio, condannato a sei anni e otto mesi col rito abbreviato, mentre Angelo Ciro, 43 anni, commerciante di auto residente a Certaldo, difeso da Alberto Rocca, è stato condannato a quattro anni e due mesi e Daniele Ricciuto ha patteggiato un anno e otto mesi. Rinviata a giudizio la madre di Ciro, Margherita Mastrovito, per induzione alla falsa testimonianza. L'inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Antonio Sangermano e le indagini dalla squadra mobile.
Pesanti le condanne ma pesanti anche le accuse che hanno portato al processo. In particolare, ad Angelo Ciro è stato contestato di aver organizzato una vera e propria persecuzione nei confronti dell'ex convivente, una donna russa sulla quarantina che lavora come commessa a Prato. Secondo la Procura, la cui tesi è stata ora accolta dal giudice, Ciro ordinò il pestaggio della donna dopo aver fatto bruciare tre auto delle amiche e, in base a una testimonianza che è rimasta agli atti, a un certo punto avrebbe progettato di sfregiarla con l'acido.
La vicenda ha inizio il 18 giugno 2015 quando uno dei due complici di Angelo Ciro telefona a un poliziotto e gli "soffia" che nell'auto della donna russa c'è una certa quantità di droga, circostanza confermata durante un controllo della squadra mobile a Prato. Quattro giorni dopo la scena si ripete, stavolta a Poggibonsi, ed emergono i primi sospetti. La donna racconta di essere stata picchiata da uno sconosciuto l'8 giugno all'uscita dalla casa dell'ex convivente a Certaldo. Indagando sulla strana vicenda, la squadra mobile di Prato scoprirà più tardi che all'interno dell'auto della donna qualcuno aveva piazzato una microspia.
La donna oggetto della persecuzione non si è costituita parte civile: prima dell'inizio dell'udienza preliminare ha accettato un risarcimento di 12.000 euro ed è uscita dal processo.
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