Il Tirreno

Prato

Una giornata magica per l’accordatore-maratoneta

Giovanni Ciattini
L'accordatore Michele Parise e Piazza Pitti duramte il "Sound and Lights"
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L'accordatore Michele Parise e Piazza Pitti duramte il "Sound and Lights"

Prato, l’artigiano pratese Michele Parise è stato chiamato a “armonizzare” i dodici pianoforti a coda del “Palazzo Pitti: Sounds and Lights” e il gran coda di Giovanni Allevi

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PRATO. E’ un artigiano. Un bravo artigiano, forse nel suo ramo uno dei migliori che ci siano in Italia. Michele Parise è un accordatore di pianoforti. Il suo laboratorio è in via Zarini. Ed è a lui che si sono rivolti in occasione della manifestazione “Palazzo Pitti: Sounds and Lights” che si è tenuta in piazza Pitti a Firenze lo scorso lunedì sera.

Una scenografia unica resa ancora più magnifica della nuova illuminazione donata dal Centro di Firenze per la moda italiana. E per suggellare ancor più il binomio arte-moda, i cui artefici sono stati il presidente del Centro Andrea Cavicchi e il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, è stato ideato il concerto dei “Piano Twelve”, dodici pianoforti in linea. Un ensemble formato da dodici pianisti friuliani che si esibisce eseguendo un repertorio che spazia dal classico al pop rock. Un appuntamento di classe per la serata di preapertura di Pitti immagine uomo.La ciliegina sulla torta è stata la partecipazione del pianista Giovanni Allevi che si è esibito, col gran coda, al termine del concerto dei Piano Twelve.

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Ebbene, dietro alla perfetta riuscita della serata c’è la mano, esperta, dell’accordatore pratese Michele Parise, 72 anni. Lui stesso si è definito l’accordatore-maratoneta per le lunghe ore che lunedì scorso ha dedicato al lavoro di preparazione dei dodici pianoforti a coda suonati da sei pianiste e sei pianisti contemporaneamente. Cinque ore di lavoro, dalle 14 alle 19, per accordarli tutti “armonicamente”.«Sono molto soddisfatto - confessa Parise - sono stato felice che la ditta che ha messo a disposizione i pianoforti abbia pensato a me. Credo di aver lavorato bene e i musicisti mi hanno ringraziato, Allevi compreso». Un selfie col musicista capelluto? «Ah, è vero, glielo avrei potuto chiedere, ma non ci ho pensato, avevo tante cose a cui pensare in quei momenti» ammette Parise.

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L’accordatore è comunque ugualmente orgoglioso della sua opera. E vuole che qualcuno, che in questo momento vive lontano da Prato, possa condividere con lui la sua gioia. Si tratta del figlio Jonathan che si è trasferito per lavoro a Inverloch, città costiera nello Stato di Vittoria, in Australia. Lì vive con la propria famiglia ed esercita lo stesso mestiere del padre: l’accordatore di pianoforti. «Ha molto lavoro - racconta Parise - là ci sono pianoforti importati dalla Gran Bretagna anche cinquant’anni fa. Pianoforti di valore che ogni tanto hanno bisogno di essere rimessi un po’ a posto. Lavori anche costosi ma gli australiani hanno meno difficoltà economiche degli italiani e affrontare anche una spesa straordinaria non li mette in crisi». Insomma, questo è il messaggio nella bottiglia che babbo Michele lancia attraverso il Tirreno fino ad arrivare alle coste australiane. Buona lettura Jonathan.

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