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106 ragazzi per il sì al referendum

 106 ragazzi per il sì al referendum

Scrivono a Renzi: «Non abbiamo perso la speranza nel futuro»

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PRATO. Centosedici firme di giovani tra i 14 e i 26 anni che vogliono dire “s’ì” alla riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum di ottobre. I Giovani Democratici di Prato, ancor prima di iniziare con la campagna vera e propria, hanno raccolto molte adesioni ma soprattutto hanno scritto una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

«Tra i giovani c'è davvero volontà di capire cosa implica questa riforma - spiega il segretario dei Giovani democratici Marco Biagioni - vogliamo fare informazione, formare al fine di avere una partecipazione realmente consapevole. Siamo un gruppo molto motivato che ha in mente un percorso che porti avanti nel modo più concreto possibile la discussione da qui e il referendum. Vediamo questa riforma non come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza per fare politiche votate alla garanzia e alla crescita della democrazia».

«Ci siamo impegnati fin da subito e ci impegneremo in questi mesi per far comprendere a tutti che non si tratta di esprimere in modo semplicistico se si vuole o non si vuole l'attuale premier, bensì di chiedersi se si vuole cambiare finalmente qualcosa o se si preferisce rimanere fermi, se si vuole un Paese più governabile ed equilibrato o se si preferisce non cambiare nulla sperando che lo faccia qualcun altro» aggiunge Silvia Gianotti, studentessa di Giurisprudenza all'Università di Bologna e a capo del comitato Giovani per il Sì di Prato.

Niente toni aspri, niente voce grossa perché i ragazzi del “sì” hanno scelto di approfondire il merito della riforma respingendo la propaganda, spiega Lorenzo Tinagli, portavoce regionale della FdS e membro del comitato. Ed è proprio quello che hanno scritto a Renzi: «Molti dei ragazzi con i quali ci siamo confrontati - si legge - erano pieni di dubbi e curiosità: siamo fieri di ciascuna adesione proprio perché frutto di un percorso personale e non di una presa di posizione acritica». «Ecco perché Le scriviamo questa lettera - concludono - noi rappresentiamo quella parte della nostra generazione che non ha perso la speranza nel futuro».

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