Il Tirreno

Prato

Toscana economia

Quegli undicimila soci toscani passati da 62,5 euro a zero

di Paolo Nencioni
Anche i dipendenti della Popolare di Vicenza hanno protestato contro la passata gestione
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Anche i dipendenti della Popolare di Vicenza hanno protestato contro la passata gestione

A fare le spese dell’azzeramento del valore azionario soprattutto i piccoli risparmiatori. Molti avevano dovuto acquistare il pacchetto minimo di titoli per avere un mutuo

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PRATO. È un dramma economico silenzioso, consumato quasi sempre in famiglia senza tanti strepiti, quello degli oltre undicimila soci toscani della Banca popolare di Vicenza che in rapida successione hanno visto passare il prezzo delle proprie azioni da 62,5 euro a 48 e poi a 10 centesimi, cioè nulla, mentre la magistratura indagava per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in bilancio il presidente Gianni Zonin (ormai ex) e falliva l’annunciato sbarco in Borsa di BpVi.

Ora molti di loro sono lì che si rigirano tra le mani quei pezzi di carta, le azioni, e non sanno se buttarli nel cestino o tenerli per ricordo, magari per farli vedere un giorno a figli e nipoti raccontando di quella volta in cui rimasero fregati. Altri meditano azioni legali ben sapendo che le speranze di riavere i propri soldi sono minime.
Rispetto allo scandalo montato su Banca Etruria e le sue tre “sorelle” di sventura, il crac della Popolare di Vicenza ha avuto un risalto minore, forse perché non ha lambito ministri. Eppure la portata del danno è simile. La Camera di commercio di Prato ha calcolato a fine maggio che solo in riva al Bisenzio (i soci pratesi sono 5.358) si è volatilizzato un capitale di 121 milioni di euro, che sale a 190 milioni se si considera l’area metropolitana comprendente Firenze e Pistoia, e va ben oltre i 200 in tutta la regione.

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Ma in Toscana, a sentire Confconsumatori e Federconsumatori, non ci sarebbero casi limite come quello che mercoledì ha spinto un ex operaio di 69 anni a togliersi la vita nella sua casa di Montebello Vicentino, o del correntista di Banca Etruria che ha fatto lo stesso il 28 novembre a Civitavecchia. E non perché dalle nostre parti certe cose si prendono con più filosofia. La spiegazione sta nei numeri. «Dei circa 150 clienti di BpVi che si sono rivolti a noi - spiegano alla Federconsumatori di Prato - la stragrande maggioranza sono “quelli delle cento azioni”». Cioè quelli che hanno acquistato il pacchetto minimo, e hanno perso 6.250 euro. Una cifra per la quale ci si può arrabbiare, ma che difficilmente spinge al suicidio. Quelli delle cento azioni, in genere, sono quelli che sono andati a chiedere un mutuo o un prestito e si sono sentiti rispondere che lo avrebbero ottenuto a patto di farsi finanziare dalla banca anche l’acquisto del pacchetto, che ora dovranno comunque restituire al prezzo di 62,5 euro e non di 10 centesimi.

«Anche da noi sono venuti i piccoli - conferma l’avvocato Alessandro Fagni che lavora per Confconsumatori e sta seguendo circa 90 pratiche - Ci sono solo un paio di casi in cui imprenditori hanno perso 200.000 euro a testa». Fagni ha già una ventina di clienti pronti ad avviare una causa civile collettiva. Il sospetto è che la Popolare abbia tutelato i grandi clienti, facendoli rientrare dell’investimento in azioni, a scapito dei piccoli, ma su questo si attendono riscontri. Non è sui piccoli, infatti, che indaga la Procura di Prato ipotizzando l’estorsione (con 16 nomi di bancari già iscritti nel registro). Il procuratore Nicolosi e il sostituto Canovai indagano semmai sulla pratica di costringere di fatto i clienti di medio calibro ad acquistare pacchetti di azioni, ventilando la possibilità di chiudere il fido, una pratica di cui sarebbe rimasta traccia in alcune mail interne che si chiudevano invariabilmente con l’intimazione “Distruggi questo messaggio”, evidentemente non sempre rispettata.
 

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