Il Tirreno

Prato

Povera via San Fabiano: tra droga, cantieri mai chiusi e sporcizia

Azelio Biagioni
Da sinistra Simone Mangano, il cantiere mai finiti in via San Fabiano, e episodi di spaccio nella zona
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Da sinistra Simone Mangano, il cantiere mai finiti in via San Fabiano, e episodi di spaccio nella zona

Prato, la protesta dei residenti alle prese con spaccio e scarsa illuminazione. Simone Magano: "Al Comune avevamo chiesto marciapiedi e posti auto per riqualificare la zona"

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PRATO. E' una delle strade di accesso al centro storico. Ora silenziosa ma un tempo animata dal rumore delle roccature e dei cenciaioli. Oggetto, anni fa, di una ristrutturazione di alcuni palazzi tanto da farne diventare uno degli angoli più appetibili dentro le Mura. Via San Fabiano adesso è una strada residenziale, anche se non mancano diverse abitazioni vuote. C'è chi ci abita da quando è nato e oggi non riconosce più quella via che soprattutto nell'ultimo anno è in balia degli spacciatori e dei loro clienti.

E i problemi non sono solo quelli: illuminazione carente, area a verde da sistemare e quel cantiere per la realizzazione del parcheggio e di una palazzina ad uso residenziale che si protrae da oltre 10 anni. «Con questa ultima opera si verrebbe a riqualificare la zona - spiega Simone Mangano uno dei residenti - Tra l'altro proprio a questa infrastruttura sono legati i lavori a ridosso delle Mura. Ma il cantiere è di nuovo fermo da alcuni mesi».

I lavori erano ripartiti a inizio 2015 dopo cinque anni di inattività per problemi legati alla ditta a cui era stato appaltato. L'opera doveva concludersi per questa estate. Da vedere se entro la fine della stagione sarà pronta. A volte, a detta di chi abita nella strada, i tossicodipendenti scavalcano il cancello all'ingresso del cantiere per entrare dentro e agire indisturbati.

Per quanto riguarda l'area verde, un gruppo di residenti aveva proposto al Comune un disegno che ripensava via Di Gherardo: «L'amministrazione ci ha risposto che il nuovo volto di quell'area è legato al cantiere - dice Mangano - Avevamo proposto di togliere le siepi, nascondiglio delle dosi da parte degli spacciatori, eliminare l'area sgambatura cani che come è concepita non serve a niente, realizzare un marciapiede con luci interrate e creare più posti auto lungo i lati della strada. Ma ad oggi è fermo il cantiere del parcheggio e della palazzina e di lavori per la zona in questione niente. Mi è capitato di notare alcuni turisti che erano stati a vedere la chiesa di San Fabiano - continua Simone Mangano - Passati all'imbocco con i giardini sono quasi scappati via. Quella di San Fabiano è una delle porte di accesso al centro di Prato. Bel biglietto da visita: la pavimentazione è in pessimo stato e in attesa di quella che verrà rifatta quel tratto potrebbe essere asfaltato così da renderlo più sicuro per chi ci cammina».

E non c'è solo questa questione che amareggia i residenti; da poco più di anno via San Fabiano sembra essere diventata la nuova via Pier Cironi. «Da quando sono stati intensificati i controlli in quella strada e alla stazione del Serraglio - aggiunge Simone Mangano - gli spacciatori si sono spostati nella zona di viale Veneto, in via San Fabiano e in via Strozzi. Qui da noi, dalla mattina fino alla sera è un continuo via vai. Arrivano i nigeriani in bici seguiti da un gruppetto da va della tre fino anche a 12 persone, gli acquirenti».

«E questi sono italiani - aggiunge una donna del posto - Ci sono ragazzini ma anche uomini in giacca e cravatta e con qualche anno in più. Le dosi vengono consegnate alle luce del sole, come se niente fosse, all'ingresso dei giardini di via Curtatone, oppure a volte si infilano in un vicolo di via San Fabiano». «La droga - aggiunge Mangano - viene nascosta nei vasi dei fiori o dentro le cassette dei contatori dell'acqua, che forzano per aprirle. La situazione è insostenibile e questi soggetti agiscono indisturbati».

«Mia figlia - aggiunge un'altra residente - se deve attraversare i giardini di via Curtatone quando è buio ha paura e pure se è tardi vado io a prenderla». «I fari che in quei giardini - spiega Mangano - adesso sono coperti dalla vegetazione delle piante e non riescono a fare luce. E così la notte quella è terra di nessuno, c'è un angolo ben nascosto usato per lo scambio delle dosi e come bagno a cielo aperto». In via San Fabiano attività non ce ne sono: «C'era il Camarillo - ricorda Mangano - ma ha chiuso, idem il Borsi. Al posto di quest'ultimo se non può riaprire come cinema potrebbe essere presa in considerazione l'idea di optare per un cambio d'uso e farci un mini supermarket che rianimerebbe l'area e farebbe da deterrente contro gli spacciatori. Quello che serve - termina il residente - è un restyling della zona e controlli da parte delle forze dell'ordine, perché così non si può andare avanti».

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