Il Tirreno

Prato

Le polveri sottili sono nella norma: parola di Cnr

Reso noto lo studio commissionato dal Comitato “Difendiamo la nostra salute”. Resta il problema diossina

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PRATO. Delle analisi Arpat non si sono mai fidati. Nemmeno delle rassicurazioni delle istituzioni su salute e tutela dell'ambiente. Sono arrivati persino a frugarsi in tasca per finanziare uno studio sperimentale che portasse sul banco degli imputati l'impianto di incenerimento di Gida. Ma non l'ha fatto: il depuratore di Baciacavallo risulta in regola rispetto all'emissione di polveri sottili nell'aria, con buona pace dei cittadini del comitato "Difendiamo la nostra salute". Aria che è stata passata a raggi X dal polverometro messo a punto dal Cnr, anzi dai tre polverometri installati in tre abitazioni intorno all'epicentro di Baciacavallo. «Uno strumento low cost per misure di polveri sottili (PM2.5)», si legge sullo studio di Massimo Del Guasta (Cnr) disponibile in rete (http://lidarmax.altervista.org/lidar/_polverometro.php). Questi dispositivi specifici per rilevare la presenza di PM2.5, particelle più sottili delle PM10, sono stati in funzione per alcuni mesi: stando a quanto si legge sul resoconto, un dispositivo ha funzionato ininterrottamente per quattro mesi tra il 5 ottobre 2015 e il 19 aprile di quest'anno, mentre gli altri due polverometri hanno lavorato per due mesi, tra il 22 febbraio e il 19 aprile 2016. Quella che emerge, in sostanza, è una direzionalità delle polveri opposta alla direttrice dell'impianto. «L'assenza di significative asimmetrie dei tre diagrammi nella direzione l'inceneritore, sia nei valori medi che di picco del PM2.5 - si legge - porta ad escludere un contributo significativo di questa sorgente al PM2.5 locale (i cui valori risultano tra l'altro relativamente bassi), in linea con quanto suggerito per altre emissioni (Arpat)». Ma per il comitato "Difendiamo la nostra salute", che conta almeno centinaio di residenti nella zona, i test sulle polveri sottili non bastano. Eppure è il comitato ad aver autofinanziato la ricerca del Cnr il cui esito ora smentisce con prove di evidenza scientifica la tesi sull'impatto dell'inceneritore di Baciacavallo. «Vanno fatte altre analisi per accertare l'emissione di diossine - spiega Pierpaolo Dettori, presidente dimissionario del comitato (martedì sera si è riunita l'assemblea per eleggere i nuovi organi) - ma il problema sono i costi: avevamo in mano altri preventivi per eseguire campionamenti da terra. Ne servono almeno dieci: si parla di una spesa di 400-500 euro a campione». Un anno fa l'Arpat effettuò un monitoraggio sui suoli in un'area residenziale limitrofa all'impianto di Baciacavallo (zona piazzale Palasaccio) dal quale si evidenziò un parametro di diossine superiore al limite consentito. «Ma era dubbia la destinazione residenziale di quell'aiuola analizzata, quindi per Arpat era tutto in regola». E il cattivo odore che gravita intorno a Baciacavallo? Secondo la ricerca, «I cattivi odori segnalati dalla popolazione sono più imputabili a componenti gassose provenienti dai vicini impianti di trattamento delle acque». Esprime soddisfazione intanto il presidente di Gida, Alessandro Brogi. «Questi risultati non fanno altro che confermare i dati del nostro monitoraggio e quelli di Arpat, ovvero che i valori sono nella norma».

Maria Lardara

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