Il Tirreno

Prato

I furbetti non mollano le case popolari

L’assessore Biancalani risponde a un disabile in difficoltà. «Abbiamo scritto chiedendo di lasciarle ma nessuno lo fa»

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PRATO. «Sono arrabbiato, non chiedo più di quanto sancisce la Costituzione che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, la tutela della salute e dice anche che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale». Solo, con una disabilità di oltre il 60% senza lavoro e in emergenza abitativa, un pratese ha deciso di farsi sentire e di protestare per denunciare che a «Prato si muore di fame e non ci sono servizi adeguati». Un caso che fa venir fuori il problema anche di chi occupa le case popolari senza averne i requisiti. Come lamenta l’assessore Biancalani in risposta alle richieste del disabile che intanto ha scritto una lunga lettera aperta non solo alle istituzioni locali ma anche al premier Matteo Renzi e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «E non mi fermerò» prosegue nella lettera anzi, la protesta continuerà con lo sciopero di farmaci e poi quello della fame. Una delle tante vittime della crisi: «di mestiere ho sempre fatto il libero professionista, il venditore, nel settore dell'edilizia uno dei più colpiti dalla crisi che non mi ha risparmiato - racconta l'uomo, pratese di adozione - oggi non posso nemmeno comprare un gelato a mia figlia che abita con la madre e lei per fortuna riesce a mantenerla. Ma che vita è questa?». Nel 2000 un'ischemia invalidante, il diabete e con la perdita del lavoro la vita cambia: «nemmeno io mi assumerei a lavoro, capisco le aziende, non sono certo un guadagno mi assumono come è successo se per loro sono senza spese, adesso non pago il ticket sanitario ho un abbonamento gratis della Cap, vivo in una stanza per la quale ringrazio il Comune che mi accoglie in emergenza abitativa, e basta». Così si ritrova senza alcuna entrata. «Ho chiesto di nuovo aiuto ai servizi sociali che per tutta risposta mi offrono 80 al mese per tre mesi e io ho detto no perché mi sembra una proposta offensiva e lesiva della dignità umana». La lettera nasce in risposta alla proposta di sostegno economico da parte dei servizi: «ho voluto comunicare pubblicamente il mio rifiuto ricordando alcuni articoli della Costituzione». A Renzi l'uomo ha scritto «perché sappia la situazione di Prato che per chi è in difficoltà non lascia alternative: morire di fame o suicidarsi ma nel mio caso non potranno dire che non sapevano niente». «La situazione è critica lo ammetto - spiega l'assessore Biancalani - posso capire che 80 euro non siano abbastanza ma i casi si moltiplicano, in assessorato abbiano sempre più richieste di aiuto . Quello che potevamo fare è stato mantenere gli stessi soldi in bilancio e così è stato». Secondo l'assessore la crisi non è affatto passata. «A me non risulta che ci sia stata l'annunciata ripresa economica - continua Biancalani - è il lavoro il vero dramma di questa città e poi nessuno vuol fare marcia indietro, abbiamo inviato alcune lettere ad assegnatari di case popolari che non hanno più i requisiti per abitarci e per tutta risposta ci hanno già detto che protesteranno, e non se ne andranno. Cosa dobbiamo fare?». Anche la questione delicata dei suicidi in città preoccupa non poco l'assessore: «non dipende certo solo da noi ma sinceramente come Comune credo che non stiamo facendo poco solo che evidentemente non è abbastanza».

Camilla Bernacchioni

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