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Creaf, per aprirlo un altro milione e mezzo

Creaf, per aprirlo un altro milione e mezzo

Biffoni: «I soci metteranno i soldi solo se saranno gli ultimi e serviranno per tagliare il nastro del polo tecnologico»

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PRATO. Ora o mai più. Per il Creaf, l’ex fabbrica Olmi in via Galcianese, trasformata a suon di milioni (22 per la precisione), nel contenitore di un centro di ricerca mai entrato in funzione, è l’ultimo appello.

«E’ importante che si capisca - afferma il presidente della Provincia nonchè sindaco Matteo Biffoni - che la volontà dei soci di aprire il parco tecnologico c’è, è vera ed è forte. Ma è altrettanto importante che Creaf srl (la società che la gestisce) sappia che i soldi che verranno spesi in futuro devono essere gli ultimi e comunque quelli che serviranno per completare i locali da affittare “chiavi in mano”».

E sì, per far funzionare la lentissima e costosa “macchina Creaf” ci sarà bisogno di investire un altro milione mezzo di euro che saranno in parte i soci della srl (Provincia con oltre l’81%, il Comune di Prato con poco più del 10, Montemurlo con poco più del 5 e le restanti quote spalmate con piccolissimi pacchetti sugli latri Comuni) a dover mettere con la promessa della Regione (ultima riunione sul centro di ricerca la settimana scorsa) di non fare mancare il proprio sostegno.

«Si tratta - prosegue Biffoni - di interventi di dettaglio, di rifiniture che però devono garantire la piena operatività degli ambienti che vogliamo affittare». Infatti il Creaf cerca locatari, per la seconda volta. Il nuovo bando pubblicato il 10 maggio scadrà il 31 luglio e fissa il prezzo al metro quadrato da 4 a 10 euro (e non come erroneamente scritto da 4.000 a 10.000 euro) sulla base della tipologia di spazi da affittare all’interno dei capannoni che affacciano su via Galcianese e via Dossetti.

«Di richieste ne abbiamo già, non è questo il problema - aggiunge il presidente della Provincia - ma ci vuole anche la garanzia gli ulteriori investimenti serviranno per il taglio del nastro e per niente altro».

La disponibilità a prendere casa negli ex capannoni di via Galcianese è stata data dal Pin, il polo universitario di Prato, dall’Università di Firenze che trasferirebbe a Prato, in un unica sede, i laboratori di ingegneria, da Tecnotessile, la società di ricerca sul tessile e da alcuni privati. Si tratta di enti e società che si faranno avanti solo se gli spazi del polo tecnologico funzioneranno senza sbavature.

«E per questo noi stiamo lavorando - afferma Biffoni - Le operazioni per aprire il polo sono proseguite sempre, anche durante questa fase delicata nella quale Guardia di finanza e magistratura stanno proseguendo nei loro doversi controlli sulle materie che riguardano le inchieste».

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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