Il Tirreno

Prato

Omicizio Cozzolino: dopo 17 anni il caso è chiuso

Ciro Cozzolino
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Ciro Cozzolino

La Cassazione conferma quattro ergastoli per il delitto di camorra del 1999

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PRATO. La Cassazione, dopo ben 17 anni, ha scritto l’ultima parola sull’omicidio di Ciro Cozzolino, ucciso il 4 maggio 1999 a Montemurlo in quella che è rimasta l’unica vera esecuzione di camorra in Toscana. Decidendo sui ricorsi delle difese e della procura generale, la suprema corte ha confermato quattro ergastoli per i due mandanti Stefano Zeno e Giovanni Birra, per Giacomo Zeno e Antonio Birra, tutti di Ercolano, mentre Palmerino Gargiulo, autista dell’esecutore materiale, condannato all’ergastolo in appello, è morto nel frattempo in carcere.

Confermata la condanna a 24 anni per Salvatore Di Dato, difeso da Costanza Malerba e Federico Febbo, il killer che fu mandato ad aspettare Cozzolino ma sbagliò carcere (si era piazzato davanti alla Dogaia mentre Ciro, semilibero, si appoggiava a Firenze), condannato a 21 anni Giuseppe Chierchia, difeso da Manuele Ciappi, che in appello si era visto ridurre la condanna all’ergastolo presa in primo grado.

Confermata, infine, l’assoluzione di Gerardo Ascione, difeso da Antonino Denaro e Alberto Rocca, l’unico a uscirne con le mani pulite.

Gerardo Ascione è fratello di Vincenzo Ascione, che nel primo processo per l’omicidio Cozzolino fu condannato all’ergastolo e poi assolto in appello.

A far ripartire le indagini è stata anni fa la confessione dell’esecutore materiale Gerardo Sannino, che grazie alla collaborazione ha ottenuto una condanna a otto anni col rito abbreviato (ma è all’ergastolo per altri omicidi).

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