Il Tirreno

Prato

Così hanno giustiziato Raucci, gli affari dei trafficanti pratesi

di Paolo Nencioni
L'ultimo incontro tra i trafficanti e le foto segnaletiche di Balzano, Cambi, Tropea e Zaccuri
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L'ultimo incontro tra i trafficanti e le foto segnaletiche di Balzano, Cambi, Tropea e Zaccuri

I retroscena dell’inchiesta sulla droga e sull’omicidio del quarantottenne. Secondo il gip di Firenze gli indagati non sono mafiosi ma usano metodi mafiosi. Quell’ultimo incontro al bar di viale Galilei

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PRATO. Non sono propriamente mafiosi, ma usano metodi mafiosi, secondo il giudice per le indagini preliminari di Firenze Angelo Pezzuti, alcuni dei pratesi coinvolti nell’inchiesta sul traffico di droga e sull’omicidio di Giuseppe Raucci che mercoledì 8 giugno ha portato a 20 arresti (6 in carcere e 14 ai domiciliari). Le posizioni più pesanti sono quelle di Emilio Tropea, 55 anni, domiciliato a Vaiano, e Giovanni Zaccuri, 60 anni, che abita a Prato. Entrambi originari della provincia di Reggio Calabria, secondo l’accusa erano nella stanza del residence di Tirrenia dove la sera del 9 dicembre è stato giustiziato Raucci, un loro ex complice nel traffico di stupefacenti, e sono indagati per omicidio.

Ma il gruppo dei pratesi comprende altre otto persone. Ne fa parte per esempio Franco Sicuranza, 52 anni, già noto alle cronache. Insieme a Tropea, Zaccuri e al livornese Yuri Cambi, Sicuranza è accusato di aver usato metodi mafiosi in qualità di appartenente a un’associazione dedita all’importazione di hashish e cocaina da Spagna, Repubblica Dominicana, Germania e Olanda, oltre che da Roma, per smerciarla sulle piazze di Prato, Firenze, Pisa e Livorno. Le sue minacce avrebbero avuto per oggetto Umberto Materi, anche lui indagato, e i fratelli Vincenzo e Giuseppe Raucci, che ha fatto la fine che sappiamo. Sicuranza non andò a Roma per acquistare la partita di droga, poi rivelatasi zucchero, che ha decretato la condanna di Raucci, ma secondo la Procura ci andò il pratese Umberto Materi, che non è stato arrestato.

Carmelo Larizza, 63 anni, insieme a Sicuranza, Tropea, all’altro pratese Emilio Taffuri, 51 anni, e altri, avrebbe partecipato invece alla trattativa per l’acquisto di un chilo di cocaina destinato a Sicuranza nel gennaio di quest’anno, acquisto poi sfumato perché la droga fu giudicata di pessima qualità (la restituzione dei “campioni” avvenne in via del Purgatorio). Gli altri pratesi coinvolti nell’inchiesta sono Giuseppe Di Leo, cinquantenne di Montemurlo che gestisce un negozio a Firenze, accusato di aver comprato mezzo chilo di cocaina da Raucci per 21.000 euro, e i due fratelli albanesi Artan e Gentian Kollcaku, di 42 e 46 anni.

L’ordinanza del giudice Pezzuti ricostruisce minuziosmente le compravendite di droga, ma è sull’imputazione di omicidio che la trama si fa drammatica. Giuseppe Raucci, broker di droga, è stato fregato dai colombiani a Roma e Umberto Materi lo informa che “quei ragazzi”, tramite Franco Sicuranza, hanno chiesto di lui. “Quei ragazzi” sono quelli che ci hanno messo i soldi e che poi lo ammazzeranno. Lui reagisce sprezzante: «Quelli si inc..., io non c’ho i soldi nemmeno per me, figurati se devo dare i soldi a loro». Evidentemente ha sottovalutato la minaccia. Il 24 novembre riceve la visita di Sicuranza insieme a Tropea e Zaccuri, al telefono li definisce “buffoni”. Materi gli consiglia di venire a patti e viene organizzato un incontro per il giorno dopo al Bar Doris di viale Galilei, ma l’accordo non si trova e il 9 dicembre la questione si chiude a Tirrenia con un colpo di pistola calibro 9.
 

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