Il Tirreno

Prato

Rispunta la “bufala” dei bambini rapiti

Un post su Fb: “Li hanno presi alla Coop”, ma non è vero. Parla l’autore: «Sì, ho sbagliato, ma l’ho fatto in buona fede»

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PRATO. La “bufala” dei bambini rapiti dagli zingari è riemersa lunedì come un fiume carsico e stavolta ha fatto danni. Sei righe di un post su Facebook che in altri momenti forse sarebbero passate inosservate hanno fatto drizzare i capelli in testa a migliaia di persone, molte delle quali ci hanno creduto. L’autore è Federico V., che lavora in un negozio al Soccorso e che lunedì pomeriggio ha incautamente scritto di aver saputo che in mattinata due bambini di 5 e 7 anni erano spariti dalla Coop del Parco Prato e che erano stati ritrovati poco dopo coi capelli rasati nei bagni del supermercato, pronti per essere portati via dagli zingari. Fosse stato vero, il parcheggio del Parco Prato si sarebbe riempito di parabole satellitari, invece niente, tutto tranquillo. I carabinieri non ne sanno niente, la polizia pure; alla Coop, manco a dirlo, non risulta nulla che abbia anche solo potuto provocare un equivoco.

Ma ormai la frittata è fatta, quel post ottiene oltre tremila condivisioni prima che l’autore, nel tardo pomeriggio di ieri, si decida a cancellarlo. Si calcola che sia stato visto da decine di migliaia di persone, molte delle quali, a giudicare dai commenti, ci hanno anche creduto, incuranti del fatto che la “notizia” non sia stata ripresa da nessun sito d’informazione, dai giornali, dalle emittenti televisive.

«Ho sbagliato, è vero, ma in buona fede - prova a giustificarsi l’autore di quelle sei righe - Ieri (lunedì, ndr) c’era la festa dell’asilo che frequenta mio figlio e la mia ex moglie mi ha mandato un messaggio vocale su Whatsapp in cui mi raccontava quella storia. Diceva di averla saputa dal babbo di una bambina che era presente al supermercato e poi ho saputo che la cosa era stata confermata da una donna che fa le pulizie. Per questo ho voluto dare l’allarme, avevo paura per mio figlio... E poi io non scrivo mai niente su Facebook, una volta che scrivo qualcosa succede questo casino. Certo, se l’avessi sentito alla fermata del bus sarebbe stato diverso, ma pensavo di potermi fidare».

E invece vatti a fidare. Ora l’Unicoop Firenze annuncia che sporgerà querela per procurato allarme e quello che poteva essere uno dei tanti cazzeggi da social network rischia di diventare una cosa più seria.

D’altronde Federico V. è in buona (o pessima, a seconda dei punti di vista) compagnia. Pochi giorni fa il preside dell’Istituto comprensivo di Montemurlo ha indirizzato ai docenti della scuola una disposizione di servizio nella quale affermava, pari pari, che “in scuole vicine al nostro istituto ci sono stati tentativi, non riusciti, di rapimento di bambini che stavano giocando nel cortile”. Siccome anche in quel caso si è accertato che nulla di tutto ciò era accaduto, né a Prato e tantomeno a Montemurlo o Pistoia, il preside ha poi detto di essere stato frainteso, anche se non si capisce che cosa si possa fraintendere della sua comunicazione. Nel suo caso i carabinieri hanno inviato un’informativa alla Procura per le opportune valutazioni.

Ma ancora prima, il 23 maggio, sempre a Montemurlo, si era diffusa una sorta di isteria collettiva per un messaggio circolato su una chat di un gruppo di mamme che raccontava un presunto tentativo di rapire un bambino nel parcheggio della Coop. “Bello questo bambino. E’ da vendere”: questa la frase attribuita a una donna straniera, di cui ora è lecito dubitare anche dell’esistenza. E anche se fosse accaduto davvero, poteva essere solo un complimento. Ascoltato da un orecchio prevenuto, è diventata una minaccia. (p.n.)

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