La manifestazione
Dodici anni per riscuotere il Tfr
L’odissea giudiziaria di due dipendenti di un’azienda edile pratese difesi dall’avvocato Lalli
PRATO. Sono in attesa del loro Tfr da 12 anni e quando ormai la riscossione di questi soldi accumulati in anni di lavoro sembrava a portata di mano, la burocrazia li fa aspettare ancora. Almeno altri mesi. La storia è quella di due dipendenti di un'azienda edile pratese che 12 anni fa vengono licenziati. L'azienda non fallisce nonostante la situazione economica sia da crac e per i due comincia un'odissea giudiziaria fatta di decreti ingiuntivi, pignoramenti e decreti vari. Niente di nuovo rispetto all'iter di una procedura per un'azienda con i debiti ma non assoggettabile alla procedura fallimentare. «Un iter però lunghissimo - spiega l'avvocato Sergio Lalli - che arriva a conclusione, tra tribolazioni varie con la vendita di un immobile per 300mila euro. Cifra che il giudice decide, con un provvedimento di assegnazione, di ripartire tra i creditori tra cui anche i dipendenti che rappresento, l'uno per una cifra di 12.000 euro e l'altro per 6.000».
L'avvocato Lalli, legale della Cgil, va in banca per avere quanto dovuto. «Scaduti i termini per l'opposizione dei termini di assegnazione - racconta - vado in banca per avere i soldi per i miei clienti. Alle 11 di mattina viene fatto il bonifico ai due dipendenti ma alle 13 la banca mi chiama per dire che uno dei creditori dell’azienda ha fatto opposizione mi revoca il bonifico. Vado in cancelleria del Tribunale e faccio presente che il bonifico, secondo me, non doveva essere revocato perché prima era necessario verificare se il giudice avesse deciso di sospendere la ripartizione, cosa che sempre per quel che penso io non sarebbe accaduta. Passa un po' di tempo, il giudice non sospende, e quindi torno alla carica».
Ecco che Lalli ottiene risposta negativa. «Mi viene detto che per riscuotere il Tfr dei due lavoratori devo aspettare l'ordine delle assegnazioni. C'è dell'arretrato e quindi devo aver pazienza. “Quanto tempo?”, chiedo. Mi viene risposto che per ordine del presidente del Tribunale non si possono fare deroghe ma che l'ordine di assegnazione va rispettato. Quindi niente assegnazioni per 3,4 forse 5 mesi».
La cosa non va giù all'avvocato che decide di presentare le sue rimostranze al presidente del Tribunale. «Mi faccio annunciare e vado dal presidente. Lui mi riceve e faccio presente la situazione spiegando la situazione. Faccio presente che i miei due clienti aspettano già da 12 anni e che altri mesi, ad assegnazione fatta, suonano loro come una beffa. Alla fine esco con l'accordo di mandare una nota scritta a cui il presidente farà seguire una risposta. Lo farò. Ma può la giustizia andare avanti così?».
Ilenia Reali
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