Il Tirreno

Prato

Violenze sessuali su bambine: arrestato dalla polizia

Ilenia Reali
Il capo della Squadra Mobile Francesco Nannucci spiega l'arresto dell'uomo che molestava le bambine
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Il capo della Squadra Mobile Francesco Nannucci spiega l'arresto dell'uomo che molestava le bambine

Prato, al momento sono sette i casi ricostruiti dalla squadra mobile, che vanno dal 2012 ad oggi. Tutte le vittime "sono state avvicinate per la strada, o mentre rientravano a casa, e, con una scusa, venivano portate in luoghi appartati, dove subivano gli abusi da parte dell'uomo"

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PRATO. Sono andati a prenderlo a casa la mattina di lunedì 6 giugno. Aspettavano che rientrasse da una breve vacanza per eseguire la misura cautelare in carcere con l’accusa di violenza sessuale su minore. Sono sette le bambine, da 10 a 14 anni,  che è accusato di aver molestato in modo molto grave. Si tratta di un pratese, 42 anni, incensurato, single, lavoratore nel settore edile.

La prima denuncia è arrivata in Questura nel 2012. Una ragazzina, accompagnata dai genitori, aveva riferito di essere stata avvicinata con una scusa da un uomo mentre rientrava a casa da scuola. L’uomo, gentilissimo, l’aveva approcciata lungo la strada e le aveva chiesto se le dava un aiuto per misurare con il metro, che lui aveva in mano, un punto a cui non riusciva ad arrivare da solo. Proprio lì, nell’androne di quel palazzo alle sue spalle.

La piccola si era fidata. Lui l’aveva tirata su alzandola da dietro e  l’aveva penetrata con le mani. La bambina si era divincolata e lui senza dire una parola l’aveva lasciata scappare. Il primo caso a cui ne seguiranno, praticamente identici, altri sei. L’approccio sempre identico, chiedere un aiuto per leggere o misurare qualcosa appena più in alto della sua testa.

Le vittime venivano scelte a caso. In genere in strade adiacenti al cantiere edile in cui in quel momento stava lavorando. Nonostante le descrizioni delle vittime trovarlo per gli uomini della squadra mobile coordinata da Francesco Nannucci sembrava impossibile.

L’uomo colpiva sempre in posti diversi. Indossava abiti da lavoro, era di robusta costituzione tanto da alzare senza sforzo le ragazzine.

Poi, la svolta. E’ il 21 maggio scorso e in Questura arriva una tredicenne con i genitori. Arriva subito dopo aver subito la violenza, accadeva sempre nell’ora della pausa pranzo all’ora di uscita delle scuole.

Sono passate poche ore e i poliziotti riescono ad avere delle immagini della zona in cui la ragazzina ha subito violenza. Acquisiscono le registrazioni dei negozi e i sospetti si concentrano su due persone. Tre delle bambine (le vittime erano di varie nazionalità: italiane, cinesi, sudamericane e una rumena) che hanno presentato denuncia lo riconoscono. Non hanno dubbi. E' lui l'uomo che ha tolto loro il sonno, che ha aperto uno sfregio sulla loro giovinezza.

Il caso vuole che dalle immagini venga anche idenficato. Subito si sa chi è e dove abita.

“Voglio ringraziare le bambine. Questa piccole eroine – commenta in apertura di conferenza stampa il capo della mobile Nannucci – perché è grazie a loro che possiamo evitare che quest’uomo faccia ancora del male. Grazie a loro che hanno avuto la sventura di imbattersi in quest’uomo che abbiamo potuto fare le indagini. Non diamo le generalità perché le indagini sono ancora in corso e renderlo riconoscibile le comprometterebbe. Sospettiamo ci possano essere altre vittime che non hanno denunciato. Chiediamo loro di farlo, di non vergognarsi. Di venire a parlare con noi”.

Un appello che riprende anche il Questore Paolo Rossi. E’ accorato. Quello della violenza sessuali su minori è un reato che coinvolge umanamente anche gli investigatori con alle spalle anni di indagini. E’ impossibile rimanere indifferenti. “Chi ha subito violenze denunci. Non si tenga tutto dentro, non cerchi di risolvere all’interno della propria famiglia. Non deve esserci vergogna”, interviene il Questore a margine dell'incontro con la stampa.

L’arrestato, quando gli uomini della mobile sono andati ad arrestarlo con in mano il provvedimento di custodia, ha negato. “Non ho fatto nulla”, ha detto mentre veniva portare al carcere della Dogaia.

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