Sicurezza
INTRODUCIAMO NELLE SCUOLE L’EDUCAZIONE AFFETTIVA
di LOREDANA DRAGONI* Tante parole dietro ad un fatto così orribile, la morte di Sara e forse troppe parole e troppo inopportune che rischiano di distoglierci dal vero fatto : una ragazza di 22 anni...
di LOREDANA DRAGONI*
Tante parole dietro ad un fatto così orribile, la morte di Sara e forse troppe parole e troppo inopportune che rischiano di distoglierci dal vero fatto : una ragazza di 22 anni uccisa!
"La mancata soliderietà di passanti ed automobilisti …" è la medesima indifferenza ricevuta dalle altre migliaia di donne che vengono uccise.. l'interprete del delitto rimane comunque lui.
"Riconoscere i segnali, chiedere aiuto , denunciare….." non esime dal rischio di essere uccise. "Amore malato, raptus di follia, insopportabilità dell'abbandono…." non giustificano crimini che sono spesso meditati e pianificati .
Tutto si concentra su di lei, Sara la fidanzata o ex-fidanzata che aveva deciso di non essere più "cosa appartenente a…." da tenere sotto controllo, che ha auspicato rispetto, necessità di respirare, di crescere di non sentirsi oppressa ogni qualvolta che si incontrava con lui. E' ciò che raccontano le donne che vivono queste relazioni. Di lei si dice di tutto, analizzando ogni minimo comportamento, valutando, giudicando, frugando nelle sue responsabilità. Era una brava ragazza??
E degli uomini che cosa diciamo ? Perché politici, professionisti, addetti ai lavori, mas media non parlano di loro, dei loro sentimenti, di come si educano, di come si fanno crescere, così egocentrici, narcisisti, e con quel comune senso di prevalere, di possedere, di controllare fino a decidere della vita e della morte di una donna.
Perché non riusciamo a livello civile a sollevare un dibattito con il focus su queste condotte criminali e si parla invece di "crimini passionali" fino a giustificare e naturalizzare questi estremi comportamenti?
Perché in ambito familiare , scolastico, comunitario ancora non si ritiene indispensabile rivolgersi ai bambini, ai giovani con un linguaggio che parli di rispetto, di amore sano, di libertà di pensiero. Perché non sottolineiamo l'importanza dell'elaborazione delle proprie emozioni anche quelle negative e di accettazione delle frustrazioni che servono per crescere, richiamandoli alle loro responsabilità individuali.
Dobbiamo intervenire per modificare una cultura che resiste agli stereotipi e ai ruoli di potere e approfondire il significato della parità di genere, introdurre nei programmi scolastici l'educazione affettiva, superando le paure che sembrano riemergere rispetto alle differenze. E se una donna viene uccisa , se le viene usata violenza in ogni forma, il responsabile è solo lui.
*coordinatrice del Centro
antiviolenza La Nara
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