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Il Cervo Bianco non scarica l’arrestato

Il Cervo Bianco non scarica l’arrestato

L’associazione che promosse la manifestazione sulla legalità replica alle accuse e rilancia: «Vogliamo cambiare Chinatown»

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PRATO. Sono nati per chiedere più legalità e sicurezza, ma non crea particolare imbarazzo all'associazione Città del Cervo Bianco la circostanza che uno degli associati, il trentaduenne Jacopo Hsiang, sia stato arrestato mercoledì dalla squadra mobile della polizia con le accuse di spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione, oltre che di aver spaccato la faccia la scorsa estate a un italiano durante una lite per futili motivi davanti a un chiosco di panini.

I vertici del Cervo Bianco (Stefano Jiang, Mary Li, Jack Ye e Mei Yang) hanno convocato i cronisti all'Hotel Datini per spiegare la loro posizione, dopo essere stati tirati in ballo dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dopo che venerdì la Rete delle associazioni del Macrolotto Zero li ha espulsi dal coordinamento in vista delle iniziative estive per le quali la Rete ha vinto un bando. «Ci hanno chiesto di prendere le distanze da Jacopo Hsiang - spiega il portavoce Stefano Jiang - Il consiglio si è riunito e ha deciso di non allontanarlo in questo momento difficile. Avevamo concordato di autoescluderci, poi loro hanno mandato quella nota ai giornali».

«Certamente è una cosa che ci ha dato fastidio - aggiunge Jack Ye - Siamo offesi di essere stati allontanati dal coordinamento. Loro (gli italiani, ndr) non hanno fatto niente, non hanno fatto un cazzo. Noi vogliamo cambiare il Macrolotto Zero e continueremo a farlo».

La questione legalità però non può essere elusa e i vertici del Cervo Bianco lo sanno bene, perché lo stesso Stefano Jiang è stato coinvolto anni fa nell'inchiesta sui permessi di soggiorno e sui cosiddetti favori dei poliziotti agli orientali, Jack Ye ha scontato una lunga condanna per un omicidio commesso quando era giovane e ora c'è il caso di Jacopo Hsiang che lo scorso 6 febbraio era in prima fila col megafono alla manifestazione della comunità cinese per chiedere legalità e sicurezza, negli stessi giorni in cui, stando all'inchiesta dei sostituti Gestri e Boscagli, tentava disperatamente di rientrare in possesso del circolo di via Bovio chiuso in ottobre perché ritenuto luogo di spaccio di chetamina e prostituzione.

«Sì, è vero - commenta Jack Ye - Io sono un pregiudicato, ma questo non significa che non possa fare qualcosa di buono. Jacopo è un semplice associato del Cervo Bianco e non era tra gli organizzatori della manifestazione di febbraio, aveva il megafono per tradurre dall'italiano al cinese. Quelle mosse nei suoi confronti per ora sono solo accuse. Va detto anche che Jacopo ha fatto tanto per l'associazione, ha pulito via Pistoiese insieme agli altri volontari». «Accettiamo le critiche - gli fa eco Stefano Jiang - ed è vero, tra di noi ci sono ex detenuti, ma vogliamo impegnarci a fare qualcosa di buono e siamo sereni».

Fino a un paio di mesi fa l'associazione Città del Cervo Bianco era stata presentata come la vera novità della comunità cinese, erano stati i primi a mobilitare migliaia di connazionali sul tema della sicurezza, cosa mai vista a Prato prima, ed erano riusciti a smarcarsi dalla pesante tutela del Consolato cinese di Firenze. Ora sono coscienti del rischio di essere isolati, ma sembrano non voler mollare. Per il 26 giugno hanno organizzato una corsa podistica al Macrolotto di Iolo e tentano di ricucire col Comune, finora freddino nei loro confronti.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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