Il dolore
Il cinese si impara al Cicognini: l'esperienza degli studenti
I ragazzi della classe seconda raccontano difficoltà e soddisfazioni che incontrano nell’avvicinarsi al mandarino
PRATO. Si sente area di festa e di vacanze estive nella classe seconda del Liceo Scientifico Internazionale del Convitto Cicognini. È il compleanno di Steven, uno dei tre ragazzi di origine cinese, ed i compagni intonano una canzone di buon compleanno. Fin qui sarebbe tutto normale, se non fosse che il classico "happy birthday to you" è sostituito dalla sua versione cinese. Avrebbero mai pensato i ragazzi di riuscire a cantarlo, quando si sono iscritti alla prima classe del Convitto nella quale è stato affiancato all'insegnamento della lingua inglese quello del cinese? Probabilmente no.
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Il Convitto conferma così la sua aspirazione a tenersi al passo coi tempi, garantendo, primo tra gli istituti secondari pratesi, un'offerta formativa pienamente adattata al contesto, e dunque al mercato del lavoro, con cui dovranno fare i conti gli studenti una volta usciti dal liceo.
Sembra un discorso serio e prematuro per dei ragazzi di 15 anni eppure sono loro stessi a pensare già al "dopo" e ad aver scelto di frequentare questo corso principalmente "in una prospettiva lavorativa, perché sapere il cinese può dare maggiori chance", ammette francamente Gherardo, uno degli studenti. I ragazzi fanno dunque sul serio, hanno sostenuto a febbraio l'esame di certificazione linguistica HSK di primo livello, "superandolo con il massimo dei voti", riferisce entusiasta il loro docente di lingua cinese, Roberto Pecorale. Il Convitto si avvale dunque della preziosa collaborazione con l'Istituto Confucio di Firenze, e non solo per sostenere gli esami di certificazione linguistica. La classe aderisce volentieri a molte delle sue attività. Ad esempio, lo scorso settembre ha preso parte ai festeggiamenti del Confucio Institute Day e, in tale occasione, molti dei ragazzi della seconda internazionale si sono sfidati tra di loro e con studenti provenienti da altri istituti toscani, come quello di Arezzo, in una gara di calligrafia cinese, dalla quale è uscito vincente Brando, del Convitto Cicognini.
Il professor Pecorale è del resto molto abile nel coniugare il "dovere" col "piacere" d'imparare. Amatissimo dagli studenti, ha subito capito come attrarre ed incuriosire i suoi ragazzi, inserendo la didattica relativa alla grammatica in lezioni di più ampio respiro culturale. «L'anno scorso abbiamo visto molti film in cinese, come Kung Fu Panda, la Tigre ed il Dragone», ricorda Brando, mentre in questo secondo anno, grazie alle basi di lettura e scrittura acquisite, i ragazzi si sono avvicinati a libri e poesie. La classe ha varcato più volte le porte della scuola per visitare il tempio buddista di Piazza del Mercato ed alcune mostre a tema, come quelle che si sono tenute presso il Palagio di Parte Guelfa ed il Palazzo Medici Riccardi, a Firenze. A conferma dell'efficacia del "metodo Pecorale", alla domanda "cosa vi piace di più di questo corso?" i ragazzi rispondono all'unisono: «il professore, imparare nuovi caratteri cinesi e sia la parte grammaticale che culturale».
Ammettono anche che «questo secondo anno di studio è stato più duro del precedente» ma la voglia d'imparare è forte e la stessa presenza in classe di ragazzi di origine cinese aiuta. Come ribadisce anche il professor Pecorale, «i ragazzi si danno una mano a vicenda in modo del tutto spontaneo, senza la mediazione dei professori; gli studenti cinesi non masticano bene l'italiano e per questo si fanno aiutare dai compagni, in cambio offrono qualche dritta sul cinese», ma non solo, Steven ad esempio è fortissimo anche in matematica e fisica. Secondo il professore, l'attivazione della classe dello scientifico internazionale con insegnamento del cinese serve anche a «contrastare il preoccupante tasso di abbandono scolastico dei giovani cinesi, perché fornisce loro un maggior input a frequentare»; è poi d'aiuto a quei ragazzi, presenti nella stessa classe seconda, che seppur di origine cinese, sono cresciuti in Italia, e pertanto non conoscono bene la loro stessa lingua nativa.
Ad entusiasmare i ragazzi della seconda è poi il soggiorno di due settimane, previsto per ottobre, presso l'Università Tongji di Shanghai. Anche in questo caso il Convitto è grato all'Istituto Confucio di Firenze, che ha fatto da tramite. Gli studenti frequenteranno la mattina i corsi di lingua, mentre nel pomeriggio prenderanno parte ad una serie di attività culturali organizzate presso l'università, sostenendo, al termine del soggiorno, l'esame HSK di secondo livello.
Un'occasione preziosa quella offerta dal Convitto ai suoi ragazzi, che l'aspettano con trepidazione, e chissà quali altre iniziative li accompagneranno nei prossimi tre anni. Iniziative che si prepongono di superare quelle barriere, prima di tutto linguistiche, che rendono la realtà cinese presente a Prato come un mondo a parte.
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