Il Tirreno

Prato

L’imprenditore Balli fa parziali ammissioni

I sostituti Gestri e Boscagli gli hanno contestato un’intercettazione nella quale si mette a disposizione del cinese Hsiang per fargli riavere un locale sequestrato

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PRATO. L'imprenditore Luigi Balli, indagato nell'ambito dell’inchiesta della Procura su un gruppo di cinesi dedito allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di droga in un paio di locali di Prato, è stato interrogato ieri dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli e ha sostanzialmente ammesso quello che non poteva negare. In particolare il tentativo, che gli contestano i magistrati, di ottenere il dissequestro di un locale di via Bovio per poi riaffittarlo tramite un prestanome allo stesso cinese Jacopo Hsiang, principale indagato nell'inchiesta su droga e prostituzione, essendo consapevole dell’attività gestita dall'orientale.

All'inizio dell'interrogatorio, cui era presente anche l'avvocato difensore di Balli, Luciano Lenzi, l'imprenditore ha riproposto la versione già offerta ai giornali, e cioè che lui è il mero proprietario del locale e non poteva sapere quello che ci facevano dentro. E soprattutto che Hsiang non sarebbe mai rientrato in possesso del locale.

«Mi diceva che voleva tornare dentro - ha spiegato Balli al Tirreno non più tardi di mercoledì - ma io non ho mai detto che ci sarebbe tornato. Perché, sia chiaro, lui non ci sarebbe mai tornato. Né lui, né nessun altro cinese».

Le carte in possesso della Procura raccontano tutta un’altra storia. In particolare a pagina 23 dell'ordinanza di custodia c'è un passaggio illuminante. Balli parla al telefono con Hsiang e lo informa che l'istanza di dissequestro del locale è stata respinta perché prima bisognava disdire il contratto tra i proprietari e il circolo cinese Gongguan. «Me l'ha detto l'avvocato - spiega Balli - Se si chiede il dissequestro il giudice dice "sì, allora io te lo libero e te che fai? Lo riaffitti al signor Jacopo pincopallino..." e non va bene perché quelli sono inquisiti. Quindi bisogna prima risolvere il contratto, quindi fare la disdetta».

«Una volta fatto questo - aggiunge Balli - ripresentiamo al giudice la richiesta di dissequestro e a quel punto guardiamo se il giudice accetta o seppure trova qualche altra problematica, tutto lì». I due interlocutori discutono poi dei pagamenti dell'affitto, che Hsiang ha continuato a versare per qualche mese pur essendo il locale sotto sequestro, di questioni relative alle cauzioni e alla fine l'imprenditore italiano sulla questione del contratto da disdire e rifare chiarisce: «Devono essere cose completamente separate, perché il giudice non è grullo! Lo capisce perfettamente!».

Una conversazione che secondo il giudice per le indagini preliminari Angela Fantechi significa chiaramente che Luigi Balli “si mette a disposizione” di Jacopo Hsiang, «cercando di consentirgli di recuperare l'immobile ove riprendere l'attività».

Ovviamente i due non sapevano di essere intercettati. Balli ha appreso il contenuto dell’intercettazione nel corso dell'interrogatorio di ieri e gli è stato immediatamente chiaro che non poteva sostenere la versione data 48 ore prima. D’intesa col suo avvocato, ha ammesso quel tentativo di far rientrare in possesso del cinese Hsiang il locale spiegando che voleva solo dare una mano, in buona fede. I sostituti Gestri e Boscagli sono stati abbastanza soddisfatti dell'atteggiamento di collaborazione dell’indagato, nei cui confronti la contestazione di concorso nel favoreggiamento e nello sfruttamento della prostituzione, oltre al concorso nello spaccio di sostanze stupefacenti, ma al momento questa è solo un’ipotesi, potrebe trasformarsi in quella più leggera di favoreggiamento personale.

Che il proprietario italiano fosse all'oscuro di quello che accadeva all'interno dei locali di Jacopo Hsiang può essere vero fino al 21 ottobre 2015, quando scattarono gli arresti dei gestori di via Bovio Dai Quan e Sun Yuanxia, coppia di fiducia di Jacopo Hsiang. Nei giorni successivi tutti lo seppero perché i giornali ne scrissero.

Lunedì verrà interrogata anche l'avvocatessa Teresa Carillo, indagata per favoreggiamento nella stessa inchiesta e nei cui confronti il gip Fantechi ha disposto l'interdizione dalla professione forense per sei mesi. Per il legale si tratta di un interrogatorio di garanzia.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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