Il Tirreno

Prato

«Poche ispezioni nelle aziende? Non è un problema di organico»

«Poche ispezioni nelle aziende? Non è un problema di organico»

Il direttore Dtl Olivieri Pennesi spiega perché il numero di controlli nelle imprese di Prato è inferiore rispetto all’attività dell’ufficio di Firenze: «C’è un accordo con Prefettura e Questura»

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PRATO. Si fa presto a dire che sono pochi e non bastano, che la struttura è sottodimensionata o sotto organico. Da questo punto di vista, a Prato i 13 ispettori in capo alla Dtl (direzione territoriale lavoro) affiancati da tre carabinieri del Nil (nucleo ispettorato del lavoro), sono in buona compagnia. Chi non soffre qui di carenze di personale tra Questura, Prefettura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza? Per questo non può reggere il paragone con Firenze se nei primi venti mesi del piano "Lavoro sicuro" il nucleo ispettivo della Dtl ha affiancato i tecnici della prevenzione Asl "solo" per 264 volte, contro le 1.274 presenze nel capoluogo gigliato. Certo, se qualche rinforzo venisse da Roma in modo strutturato non farebbe male alla Dtl (ma dalla capitale il ministero invia periodicamente ogni due-tre mesi dalle 4 alle 6 unità in più).

Il punto però è un altro. E lo spiega bene il direttore della Dtl Stefano Olivieri Pennesi chiarendo come, in qualche modo, i suoi ispettori abbiano le mani legate rispetto alla possibilità di aumentare le uscite. «Dobbiamo programmare le nostre attività ispettive in modo da non gravare i colleghi dell'ufficio immigrazione della Questura piuttosto che il comando provinciale della Guardia di finanza», spiega Pennesi rispondendo alle sollecitazioni venute martedì scorso da una seduta congiunta di commissioni in Comune in cui sono stati illustrati i risultati del progetto "Lavoro sicuro" (Regione Toscana). I tecnici Asl, le cui verifiche sulla sicurezza sono più rapide e si esauriscono nel giro di un'ora, non possono sempre viaggiare gomito a gomito con gli ispettori del lavoro che impiegano fino a tre ore in un'impresa di piccole dimensioni per ascoltare i lavoratori e incrociare le banche dati Inail e Inps. Ritmi diversi. E nel 2015 sono state ispezionate 860 aziende (2/3 straniere), più di due al giorno: il tasso di irregolarità riscontrato è di quasi l'82%.

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Perche' diventa difficile intensificare l'attivita' ispettiva?

«La Dtl deve modulare e operare alla luce della capacità di assorbimento e presidio dei colleghi della polizia di Stato laddove, durante i nostri controlli, viene rilevata la presenza di lavoratori non in regola col permesso di soggiorno».

In altre parole, vi condiziona il sotto dimensionamento di altri organi di controllo.

«E' un dato oggettivo. La Questura di Prato non ha la stessa capacità di assorbimento di eventuali lavoratori clandestini che può avere la struttura di Firenze. Di qui l'esigenza, condivisa al tavolo permanente coordinato dalla Prefettura, di programmare un'attività ispettiva compatibile con le forze di cui dispone il personale della Questura. In alcune giornate e in determinate fasce orarie, come la serale e notturna, il reperimento di clandestini può mandare in tilt il sistema Prato che è sottodimensionato a tutti i livelli».

Anche se aveste numeri maggiori non potreste dunque aumentare le ispezioni?

« Avrei comunque necessità di organizzare e programmare la mia attività in modo da non gravare sulle strutture degli altri colleghi con cui lavoriamo. Non siamo battitori liberi, dobbiamo misurarci con tutta una serie di condizioni oggettive che fanno capo all'attività interforze».

L'ultima frontiera dello sfruttamento riguarda lavoratori stranieri alle dipendenze di cinesi.

«Si tratta soprattutto di senegalesi e pakistani. Dall'inizio dell'anno i numeri sono sempre più significativi nelle stirerie e laboratori. Questi lavoratori percepiscono salari molto bassi, anche 3 euro l'ora».

Che idea vi siete fatti del fenomeno?

«Per la conoscenza diretta sul campo sembra che con il senegalese o pakistano il datore di lavoro cinese non abbia più il problema dell'alloggio da garantire al connazionale in fase di contrattazione. Questo spiega, ad esempio, l'importo relativamente congruo della busta paga di un lavoratore cinese, anche di 1000-1200 euro, perché negli accordi fra le parti è previsto anche il posto per dormire».

 

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