Sicurezza
Droga e prostituzione, l'imprenditore Balli fa parziali ammissioni
La Procura gli contesta di aver tentato di riaffittare un locale di via Bovio al principale indagato nell'inchiesta. Lui prima dà un'altra versione e poi, di fronte a un'intercettazione telefonica, ammette quello che non può negare. La Rete del Macrolotto Zero "espelle" l'associazione cinese del Cervo Bianco
PRATO. L'imprenditore Luigi Balli, indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura su un gruppo di cinesi dedito allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di droga in un paio di locali di Prato, è stato interrogato oggi, 3 giugno, dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli e ha sostanzialmente ammesso quello che non poteva negare. In particolare il tentativo, che gli contestano i magistrati, di ottenere il dissequestro di un locale di via Bovio per poi riaffittarlo tramite un prestanome allo stesso cinese Jacopo Hsiang, principale indagato nell'inchiesta su droga e prostituzione, consapevole dell'attività gestita dall'orientale.
All'inizio dell'interrogatorio, cui era presente anche l'avvocato difensore di Balli, Luciano Lenzi, l'imprenditore ha riproposto la versione già offerta ai giornali, e cioè che lui è il mero proprietario del locale e non poteva sapere quello che ci facevano dentro. E soprattutto che Hsiang non sarebbe mai rientrato in possesso del locale. "Mi diceva che voleva tornare dentro - ha spiegato Balli al Tirreno non più tardi di mercoledì - ma io non ho mai detto che ci sarebbe tornato. Perché, sia chiaro, lui non ci sarebbe mai tornato. Né lui, né nessun altro cinese".
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Le carte in possesso della Procura raccontano tutta un'altra storia. In particolare a pagina 23 dell'ordinanza di custodia c'è un passaggio illuminante. Balli parla al telefono con Hsiang e lo informa che l'istanza di dissequestro del locale è stata respinta perché prima bisognava disdire il contratto tra i proprietari e il circolo cinese Gongguan. "Me l'ha detto l'avvocato - spiega Balli - Se si chiede il dissequestro il giudice dice "sì, allora io te lo libero e te che fai? Lo riaffitti al signor Jacopo pincopallino..." e non va bene perché quelli sono inquisiti. Quindi bisogna prima risolvere il contratto, quindi fare la disdetta". "Una volta fatto questo - aggiunge Balli - ripresentiamo al giudice la richiesta di dissequestro e a quel punto guardiamo se il giudice accetta o seppure trova qualche altra problematica, tutto lì". I due interlocutori discutono poi dei pagamenti dell'affitto, di questioni relative alle cauzioni e alla fine l'imprenditore italiano sulla questione del contratto da disdire e rifare chiarisce: "Devono essere cose completamente separate, perché il giudice non è grullo! Lo capisce perfettamente!".
Una conversazione che secondo il giudice per le indagini preliminari Angela Fantechi significa chiaramente che Luigi Balli "si mette a disposizione" di Jacopo Hsiang, "cercando di consentirgli di recuperare l'immobile ove riprendere l'attività".
Ovviamente i due non sapevano di essere intercettati. Balli ha appreso il contenuto dell'intercettazione nel corso dell'interrogatorio di oggi e gli è stato immediatamente chiaro che non poteva sostenere la versione data 48 ore prima. D'intesa col suo avvocato, ha ammesso quel tentativo di far rientrare in possesso del cinese Hsiang il locale spiegando che voleva solo dare una mano, in buona fede. I sostituti Gestri e Boscagli sono stati abbastanza soddisfatti dell'atteggiamento di collaborazione dell'indagato, nei cui confronti la contestazione di concorso in sfruttamento della prostituzione, ma al momento questa è solo un'ipotesi, potrebe trasformarsi in quella più leggera di favoreggiamento personale. Che il proprietario italiano fosse all'oscuro di quello che accadeva all'interno dei locali di Jacopo Hsiang può essere vero fino all'ottobre 2015, quando scattarono gli arresti dei gestori di via Bovio Dai Quan e Sun Yuanxia. Nei giorni successivi tutti lo seppero perché i giornali ne scrissero.
Lunedì 6 giugno verrà interrogata anche l'avvocatessa Teresa Carillo, indagata per favoreggiamento nella stessa inchiesta e nei cui confronti il gip Fantechi ha disposto l'interdizione dalla professione forense per sei mesi. Per il legale si tratta di un interrogatorio di garanzia.
Intanto il coordinamento "La Rete Vivere il Macrolotto Zero" che vede come capofila il Circolo Curiel e di cui fanno parte varie associazioni italiane e cinesi, tra cui il Cervo Bianco, di cui è esponente lo stesso Jacopo Hsiang, ha "dichiarato guerra" all'Associazione Città del Cervo Bianco. "A seguito delle vicende giudiziarie di un membro della medesima associazione - si legge in una nota diffusa oggi - e in attesa di una netta presa di posizione dell'associazione nei confronti del suo associato, siamo a escludere dal comitato l'associazione il Cervo Bianco, in considerazione anche delle iniziative che si terranno nei mesi estivi che il coordinamento sta organizzando nell'ambito del progetto Creazioni Urbane del Comune di Prato, essendo il comitato uno dei vincitori del bando".
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