Finanza
Prostitute e droga, 12 indagati
Tra gli arrestati anche uno dei referenti dell’associazione cinese Cervo Bianco
PRATO. Un giro di prostituzione e di spaccio di droga ha portato in carcere cinque persone (Jacopo Hsiang, Lifu He, Yang Ding, Xiaorong Yang, Shufen Hu) tutte di nazionalità cinese. Misure cautelari sono state prese per altre cinque, due arresti domiciliari (Xiaofan Du, Xiaohong Shen) e tre obblighi di dimora (Min Sun, Zamin Zhang, Shuangshuang Chen). Per un'avvocatessa pratese Teresa Carillo è stata chiesta la sospensione dall'attività per sei mesi mentre un noto imprenditore tessile, Luigi Balli, proprietario attraverso un’immobiliare di un edificio in cui era ospitato un locale cinese, è indagato per concorso in favoreggiamento. Tutte le abitazioni dei coinvolti nell'indagine che prende corpo con la morte per overdose di un giovane cinese nell'autunno scorso sono state perquisite nella mattinata di mercoledì primo giugno.
E' l'estate del 2015 quando il Gongguan di via Bovio viene sequestrato. Lì, a due passi dal centro, si sfrutta la prostituzione e si spaccia droga. E' un locale serale, gestito da un'associazione culturale cinese. I due titolari vengono arrestati, da tempo i poliziotti avevano posto la loro attenzione su quel club in cui, pareva evidente, non ci si dilettava in dibattiti colti. Passa poco tempo e in via Guinizzelli in un secondo locale, il Vip, muore un giovane. Fin dai primi momenti appare chiaro che si tratta di un'overdose. Lo confermano gli esami tossicologici. Il ragazzo lì aveva assunto della droga e lì era morto. E' dalle intercettazioni telefoniche, già avviate per l'indagine sul Gongguan, che i due casi si incrociano. Per entrambi i locali, in base a quanto sostiene l'accusa, il gestore di fatto è un certo Jacopo, un giovane dall'accento pratese, nato in città, ma originario della Cina. A Prato Jacopo Hsiang è già conosciuto non per la gestione dei due club (un terzo avrebbe dovuto inaugurarlo a Sesto Fiorentino proprio ieri a poche ore dall'arresto) ma perché è tra gli organizzatori della manifestazione per la legalità che portò per le strade di Chinatown oltre duemila persone a sfilare. E' lui, in base a quanto emerge dall'indagine della squadra mobile guidata da Francesco Nannucci e coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che si occupa di entrambi i locali. Locali che, in base a quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni, fruttano anche 30mila euro al mese. Per questo il giovane cinese si attiva con particolare attenzione affinché possano riprendere l'attività.
Ed è a questo punto che entrano in campo i pratesi coinvolti nell'inchiesta. Per due volte Hsiang fa presentare la documentazione per il dissequestro, ogni volta cambiando il presidente dell'associazione che gestisce il locale. La presidente, al momento del sequestro, era infatti in carcere e in un primo caso fa presentare un verbale in cui la donna si sarebbe dimessa; in un secondo caso invece al consiglio per l'elezione del nuovo presidente, uno dei consiglieri considerati presenti in realtà si stava sposando, in Albania. Le pratiche, presentate dai due nuovi presidenti non passano.
Sia l'avvocato, sia l'imprenditore (proprietario di uno degli immobili) - sempre in base alla tesi che emerge dall'accusa e riferita durante una conferenza stampa in procura - provano anche loro (in un caso) a far dissequestrare l'edificio di via Bovio. La prima omettendo chi fosse il suo reale cliente, il secondo inoltrando domanda di dissequestro come proprietario dell'immobile e dichiarando che ci sarebbe stata la risoluzione del contratto di locazione. In quest'ultimo caso dalle intercettazioni emergerebbe che in realtà l'uomo continuava ad avere contatti telefonici con Hsiang a cui avrebbe, di fatto, dichiarato di voler riaffittare l'immobile. Cosa che l’imprenditore smentisce. Gli indagati dovranno essere sentiti nelle prossime ore dai magistrati e fornire la loro versione della vicenda.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
