Italia
Balli si difende dall’accusa «Non avrei riaffittato a Hsiang»
Parla l’imprenditore proprietario di uno degli edifici dati in locazione «Parlavo solo con Jacopo. Al contratto ha firmato un altro cinese»
PRATO. Cade dalle nuvole l'imprenditore tessile Luigi Balli, titolare del lanificio Balli, uno tra gli immobiliaristi più facoltosi della città. Proprio non ne vuol sapere di essere coinvolto nell'inchiesta legata all'immobile di via Bovio.
«Jacopo Hsiang, quel cinese, pagava l'affitto e quando hanno sequestrato il locale mi è stato detto che erano state trovate delle signorine in minigonna, con dei preservativi nelle borsette, con dei gel lubrificanti e della droga. Io non potevo certo esserne consapevole. Indagato per concorso nello sfruttamento della prostituzione e dello spaccio di droga. Secondo lei, io Luigi Balli, ero consapevole?».
«Il locale l'hanno sequestrato a loro mica a me. Era lui, Jacopo, l'inquisito mica io. Io ho presentato la richiesta di dissequestro per tornare in possesso del locale più velocemente possibile e poter riaffittare quanto prima ad altre persone. Ricavare dagli affitti, del resto, è il compito dell'immobiliare. Ovviamente, a questo punto, non avrei riaffittato ai cinesi».
«Io - continua Balli che non ha a suo carico alcuna misura cautelare pur essendo indagato - all'interno del locale non sono mai entrato. Quando il locale è stato sequestrato al signor Jacopo, perché io conosco solo lui, ho chiesto di continuare a pagare l'affitto dal momento che l'edificio non era più nella sua disponibilità non per colpa mia, “io il locale te l'ho dato e tu non ne sei in possesso non per colpa mia”. Lui ha pagato per due, tre mesi e poi è sparito come altre volte mi era capitato con i cinesi».
Balli parlò con Jacopo Hsiang perché era a lui che si rivolgeva sempre.
Eppure Hsiang non era membro dell'associazione a cui era intestato l'affitto. «Quando ho affittato Jacopo Hsiang con cui parlavo mi disse che il contratto si sarebbe intestato a un altro cinese che era lì presente al momento della firma. Mi disse che lui era il presidente dell'associazione. Pagò tutto regolarmente».
Poi in base a quanto riferisce Balli fu Hsiang a ricontattarlo dopo il sequestro.
«Mi chiamava per chiedermi del dissequestro, a che punto fosse. Mi diceva che voleva tornare dentro, ma io non ho mai detto che ci sarebbe tornato. Perché sia chiaro lui non ci sarebbe mai tornato. Né lui, né nessun altro cinese. E tra l'altro voglio proprio dire che sono uno dei pochi a Prato che si è autodenunciato perché in un suo magazzino ci dormivano dentro. Mi sono denunciato, li ho buttati fuori e ho tenuto i magazzini sfitti. E ho pagato per smaltire i rifiuti».
«Io - conclude l'imprenditore - sono la persona più serena del mondo. Mi ha chiamato la polizia per dirmi del sequestro ed io dopo, incensurato, avrei riaffittato agli stessi che mi ci tenevano le prostitute dentro e mi ci spacciavano droga? Non esiste. Mi interroghino pure i magistrati. Ho detto la verità e a domanda risponderò, anche venerdì, quando sono stato convocato».
Anche l'avvocatessa è stata contattata per dare, se lo avesse desiderato, la propria versione della vicenda al Tirreno ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Ilenia Reali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
