Il Tirreno

Prato

Droga e prostituzione, cinque arresti. Coinvolti nell'indagine avvocatessa e imprenditore tessile

Ilenia Reali
La conferenza stampa in procura
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La conferenza stampa in procura

Operazione della Squadra mobile di Prato dopo due arresti per spaccio in un locale di via Bovio e una morte per overdose in via Guinizzelli. I due pratesi avrebbero, secondo l'accusa, presentato istanze di dissequestro di uno dei locali omettendo di dichiarare chi fosse il gestore di fatto

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PRATO. Un giro di prostituzione e di spaccio di droga ha portato in carcere cinque persone (Jacopo Hsiang, Lifu He, Yang Ding, Xiaorong Yang, Shufen Hu), tutte di nazionalità cinese. Misure cautelari sono state prese per altre cinque, due arresti domiciliari (Xiaofan Du, Xiaohong Shen) e tre obblighi di dimora (Min Sun, Zamin Zhang, Shuangshuang Chen). Per un’avvocatessa pratese, Teresa Carillo, accusata di favoreggiamento, è stata chiesta la sospensione dall’attività per sei mesi mentre un noto imprenditore tessile, Luigi Balli, proprietario di un immobile in cui era ospitato un locale cinese, è indagato per concorso in favoreggiamento. Tutte le abitazioni dei coinvolti nell’indagine che prende corpo con la morte per overdose di un giovane cinese nell’autunno scorso sono state perquisite nella mattinata di mercoledì primo giugno. Nel caso dell'imprenditore invece si sarebbero recati in ufficio per avere la documentazione.

La diretta Facebook della conferenza stampa

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E’ l’estate del 2015 quando il Gongguan di via Bovio viene sequestrato. Lì, a due passi dal centro, si sfrutta la prostituzione e si spaccia droga. E’ un locale serale, gestito da un’associazione culturale cinese. I due titolari vengono arrestati, da tempo i poliziotti avevano posato la loro attenzione su quel club in cui, pareva evidente, non ci si dilettava in dibattiti colti. Passa poco tempo e in via Guinizzelli in un  secondo locale, il Vip, muore un giovane. Fin dai primi momenti appare chiaro che si tratta di un’overdose. Lo confermano gli esami tossicologici. Il ragazzo lì aveva assunto della droga e lì era morto.

E’ dalle intercettazioni telefoniche, già avviate per l’indagine sul Gongguan che i due casi si incrociano. Per entrambi i locali, in base a quanto sostiene l’accusa, il gestore di fatto è un certo Jacopo, un giovane dall’accento pratese, nato in città, ma originario della Cina. A Prato Jacopo Hsiang è già conosciuto non per la gestione dei due club (un terzo avrebbe dovuto inaugurarlo a Sesto Fiorentino proprio poche ore dopo l’arresto) ma perché è tra gli organizzatori della manifestazione per la legalità che portò per le strade di Chinatown oltre duemila persone a sfilare.

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E’ lui, in base a quanto emerge dall’indagine della squadra mobile guidata da Francesco Nannucci e coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che si occupa di entrambi i locali. Locali che, in base a quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni fruttano anche 30mila euro al mese. Ed è per questo che il giovane cinese si attiva con particolare attenzione affinché possano riprendere l’attività.

Ed è a questo punto che entrano in campo i tre pratesi coinvolti nell’inchiesta. Per due volte Hsiang fa presentare la documentazione per il dissequestro, ogni volta cambiando il presidente dell’associazione che gestisce il locale. La presidente, al momento del sequestro, era infatti in carcere e in un primo caso si presenta un verbale in cui la donna si sarebbe dimessa, in un secondo al consiglio per l’elezione del nuovo presidente uno dei consiglieri considerati presenti in realtà si stava sposando, in Albania. Le pratiche, presentate da i due nuovi presidenti non passano.

Sia l’avvocato sia l’imprenditore (proprietario di uno degli immobili)  – sempre in base alla tesi che emerge dall’accusa e riferita durante una conferenza stampa in procura alla presenza anche del procuratore capo Giuseppe Nicolosi – provano anche loro a far dissequestrare l’edificio di via  Bovio. La prima omettendo chi fosse il suo reale cliente, il secondo inoltrando domanda di dissequestro come proprietario dell’immobile e dichiarando la risoluzione del contratto di locazione. In quest’ultimo caso dalle intercettazioni emergerebbe che in realtà l’uomo continuava ad avere contatti telefonici con Hsiang a cui avrebbe, di fatto, riaffittato l’immobile. Una tesi, anche questa portata avanti dalla procura. Gli indagati dovranno essere sentiti e fornire la loro versione della vicenda.

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di Redazione web