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Estorsione a luci rosse Arrivano le pene

Estorsione a luci rosse Arrivano le pene

Una donna di Vaiano pagò 20.000 euro: i ricattatori minacciavano di raccontare al marito la sua relazione clandestina. Imputata muore alla vigilia del processo

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PRATO. Sono arrivate tre condanne e un patteggiamento al termine del processo nei confronti di cinque imputati che erano accusati a vario titolo di aver messo in piedi un’estorsione ai danni di una sessantenne di Vaiano minacciando di divulgare delle foto compromettenti, di carattere erotico, che le erano state scattate durante una relazione clandestina.

Gli imputati, secondo quanto ricostruito dai carabinieri dopo mesi di indagini, avevano ricattato la donna minacciando di mostrare ai suoi familiari le foto a luci rosse scattate dall’uomo col quale aveva avuto una relazione.

Lo scorso 9 settembre i carabinieri di Vaiano, dopo aver ricevuto la denuncia della donna, arrestarono l’uomo e la sua compagna, entrambi cinquantenni residenti in Vallata, con l’accusa di estorsione. Ma le indagini non erano concluse. Un paio di mesi dopo furono arrestate altre tre persone, due uomini e una donna, quarantenni residenti a Prato. Secondo quanto riferito dai carabinieri, i tre in un primo momento avevano dato una mano alla prima coppia nell’attività estorsiva e poi dopo gli arresti, incuranti del fatto che la donna si era già rivolta ai carabinieri, si sarebbero messi in proprio, continuando a ricattare la sessantenne che invece pensava di essersi liberata una volta per tutte dei suoi estorsori.

Ieri quattro imputati (la prima donna arrestata è morta alla vigilia del processo) sono comparsi davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Isidori.

Il principale imputato, Gianni Magnolfi, difeso da Sabrina Serroni, ha patteggiato una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, mentre gli altri tre, quelli arrestati in un secondo momento dai carabinieri, hanno scelto di farsi processare col rito abbreviato. Caterina Magelli, difesa da Tiziano Veltri, è stata condannata a tre anni e quattro mesi, Vincenzo Ietro a tre anni e sei mesi, Filippo Romano a un anno e sei mesi.

Durante le indagini preliminari i primi due arrestati si convinsero a collaborare con gli inquirenti e Gianni Magnolfi sostenne di non essere mai stato in possesso di video o fotografie compromettenti. Disse di aver millantato il possesso del materiale a luci rosse solo per riuscire a farsi dare i soldi dalla sua ex amante. I carabinieri all’epoca dissero che la sessantenne aveva versato ai primi e ai secondi estorsori un totale di circa 20.000 euro. Sembra che il marito non abbia mai saputo della sua relazione clandestina.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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