Attenzione
Colpo di scena durante il processo
Imputato per spaccio consegna al giudice una lettera dove si parla di un omicidio
PRATO. «Ho sentito due detenuti che parlavano dell'omicidio di una donna austriaca». Questo il tenore di una lettera che ieri mattina il marocchino Lakbir El Nasiry, 55 anni, ha consegnato al giudice Gianluca D'Addario durante l'udienza di un processo al secondo piano del Palazzo di giustizia. Una mossa a sorpresa che ha colto in contropiede anche lo stesso avvocato difensore dell’imputato, Giuseppe Nicolosi. Di quale omicidio si stia parlando, e se si tratti davvero di un caso meritevole di indagini, al momento non è dato sapere.
Lakbir El Nasiry è stato arrestato lo scorso 6 maggio dai carabinieri a Galceti mentre cercava di recuperare da un cespuglio un involucro contenente 50 grammi di cocaina e ieri è comparso davanti al giudice D'Addario per rispondere di quel reato, ma prima che l'udienza entrasse nel vivo il detenuto ha tirato fuori da una tasca la lettera contenuta in una busta chiusa e ha chiesto che fosse portata al giudice. Il magistrato non ha fatto una piega, si è informato se la lettera fosse scritta in italiano e le ha dato una scorsa, prendendo atto che nei fogli era riportato anche un disegno delle celle della Dogaia dove sarebbe avvenuta la conversazione. El Nasiry sostiene di aver assistito al colloquio tra altri due detenuti, anche loro di nazionalità marocchina, che a suo dire parlavano dell'omicidio di cui sarebbe stata vittima una donna austriaca, non si sa se in Italia o all'estero.
Il giudice ha disposto la trasmissione del documento alla Procura per le opportune valutazioni, soprattutto per capire se è stato commesso un reato e se la testimonianza del marocchino potrebbe aiutare a risolvere il caso.
Per quanto riguarda l’imputazione di spaccio di sostanze stupefacenti, Lakbir El Nasiry ha chiesto poi di essere ammesso al rito abbreviato, condizionato allo svolgimento di una perizia sulla cocaina sequestrata dai carabinieri, il pubblico ministero ha acconsentito e il giudice ha rinviato all'udienza del 14 giugno per il conferimento dell'incarico.
Un paio di giorni dopo essere stato arrestato, il cinquantacinquenne marocchino disse al giudice che aveva iniziato a spacciare cocaina per mantenere il figlio all'Università, dove il giovane frequenterebbe la facoltà di Medicina. (p.n.)
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