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La paziente morì, medico rischia un anno

La paziente morì, medico rischia un anno

PRATO. Si avvia alla conclusione il lunghissimo processo nato in seguito alla morte di Gabriella Cahenzli, una donna di 49 anni deceduta il 3 ottobre 2010 all’ospedale di Prato dopo un mese di agonia....

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PRATO. Si avvia alla conclusione il lunghissimo processo nato in seguito alla morte di Gabriella Cahenzli, una donna di 49 anni deceduta il 3 ottobre 2010 all’ospedale di Prato dopo un mese di agonia. Sul banco degli imputati c'è la dottoressa fiorentina Maria Grazia Papi, in servizio al Centro oncologico di riferimento dipartimentale di Careggi, per la quale il pubblico ministero Laura Canovai ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per omicidio colposo. In precedenza il medico di famiglia di Gabriella Cahenzli, Luciano Bettarini, aveva patteggiato una condanna a un anno di reclusione.

I due medici sono stati accusati dalla Procura di non essersi accorti che un farmaco somministrato alla paziente, il Brivirac, era incompatibile con la chemioterapia alla quale la donna si stava sottoponendo per la recidiva di un tumore al seno. Nel settembre 2010 la paziente si era rivolta al medico di famiglia per l'insorgenza di un herpes, che fu curato col Brivirac, ma quando le sue condizioni peggiorarono fu il marito Stefano Solari, leggendo il "bugiardino" del farmaco, ad accorgersi dell'incompatibilità tra i due trattamenti. L'uomo, assistito da Francesco Mandarano, ha poi sostenuto che fin dal maggio 2009 esisteva in America un antidoto all'avvelenamento provocato dalla somministrazione contemporanea dei due farmaci, ma che non fu fatto nulla per procurarselo. La moglie fu portata a Careggi, dove la dottoressa Papi le prescrisse alcuni farmaci e la rimandò a casa. Poi Gabriella Cahenzli fu nuovamente ricoverata a Careggi e in seguito trasferita a Prato, dove morì il 3 ottobre 2010.

La difesa ha sostenuto che all'epoca del decesso il farmaco sperimentale usato come antidoto non poteva essere somministrato in Italia. Il pubblico ministero si è comunque convinto che ci sia stata una responsabilità da parte del medico di famiglia e poi della dottoressa del Centro oncologico e per questo ha chiesto la condanna. La sentenza verrà pronunciata il prossimo 15 giugno. (p.n.)

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