Il Tirreno

Prato

Profughi, niente tendopoli, ma si va in caccia di nuovi alloggi. Video

Cristina Orsini
Sbarchi di profughi sulle coste italiane
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Sbarchi di profughi sulle coste italiane

Emergenza arrivi rientrata a Prato, giornata di vertici in Prefettura per riorganizzare l'accoglienza: ai sindaci il compito di reperire posti letto per liberare una struttura da tenere unicamente per le necessità improvvise 

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PRATO. Niente tendopoli per i profughi nell’area fiera in viale Marconi. Almeno per ora. Ma riorganizzazione complessiva dell’accoglienza, con la promessa di tutti i sindaci dell’area al Prefetto Maria Laura Simonetti, di reperire, entro una settimana, bussando ai privati, nuovi alloggi, posti letto, strutture, da mettere a disposizione.

E’ questo il risultato di una lunga e a tratti tesa giornata di vertici nel Palazzo di via Cairoli dopo l’allarme, partito venerdì sera, per l’arrivo improvviso di 70 migranti. A Prato come in ogni altra provincia italiana. «D’altronde - afferma il sindaco Matteo Biffoni - c’erano da smistare subito 8.000 persone ferme sulle banchine dei porti: donne, uomini e bambini,  per questo c’è stato bisogno di una soluzione d’emergenza». In questo giorni sulle coste italiane sono sbarcati oltre 12.000 profughi, numeri mai visti fino a ora.

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«Quella che pensavamo fosse una situazione particolarmente difficile - spiega il Prefetto - si è poi  rilevata assolutamente gestibile». A Prato, infatti, sono arrivati 45 profughi e di questi 23 eritrei che se ne sono andati immediatamente. Dunque, il territorio è riuscito, utilizzando i centri di accoglienza già esistenti, (Santa Caterina ed ex Anci) ad assoribire i nuovi arrivi. La quota dei profughi è a 539, con un margine di manovra ormai irrisorio: sotto le dieci  unità.

Per questo sabato notte è stato allestito, con brande fornite dalla Prefettura, in fretta e furia lo spazio a piano terreno di una capannona Montemurlo  dove  al primo piano c’è un centro di accoglienza. Per questo sono partite le indagini per capire se una tendopoli possa essere fatta in viale Marconi (lunedì 30 maggio la protezione civile e vigili del fuoco hanno verificato gli allacciamenti -  tutti da fare - a fogne, luce e acqua e gli eventuali costi, poi verrà consegnata una relazione al Prefetto).

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«Ma la tendopoli - ribadisce Biffoni - non è mai stata una soluzione percorribile». Dunque si va alla ricerca di nuovi spazi di proprietà di privati disponibili a cederli. Operazione non facile. Un lavoro che toccherà ai sindaci di tutti e sette i comuni della provincia. Con Prato in testa. «L’obiettivo - spiega Simonetti - è riuscire a trovare una quota di posti letto tale da liberare un centro di accoglienza già esistente su Prato, da almeno una trentina di posti, così da tenerlo libero e destinarlo unicamente all’emergenza».

Si continuerà, però, a lavorare  anche sulla struttura di Montemurlo e su un’altra a Poggio a Caiano che entro una settimana, a partire dal 5 giugno, potrebbe accogliere una decina di migranti. Ancora la politica dei piccoli passi, quindi «che è quella che fino a oggi - afferma Biffoni - ci ha consentito di garantire un’accoglienza dignitosa da un lato e dall’altro, di mantenere una situazione di serenità nei territori». 

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Secondo Biffoni però, che martedì 31 maggio, in veste di responsabile regionale Anci, avrà un incontro in Regione, «bisogna ridiscutere la ripartizione perché non esiste che Prato o un altro comune piccolo possa accogliere quote di migranti identiche a città come Milano o Roma ma soprattutto, in particolare in Toscana, bisogna che tutti i sindaci facciano la loro parte».

Cento comuni toscani, ancora non hanno accolto nemmeno un profugo: «Se si metteranno in regola - prosegue Biffoni - potremmo avere la capacità di dare ricovero ad altre 2.500 persone. Ora la pazienza è finita e bisogna pretendere che questo avvenga». Intanto i 93 migranti del Santa Caterina (con l’aggiunto di una decina di nuovi arrivi) sono stati trasferiti, provvisoriamente, alla Villa del Palco.
 

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