Sicurezza
Contributi non versati: industriali e sindacati uniti contro l’Inps
Prato, chiedono all’ente che in base alla responsabilità solidale si rivalga sui committenti: una pratica ora poco diffusa
PRATO. «Attenzione: poiché siete capofila di un sistema che esternalizza la produzione, siete anche responsabili di tutti il processo produttivo». Il monito è rivolto a tutti i committenti, presenti al convegno organizzato da Confindustria Toscana Nord sul tema della "responsabilità solidale": un'occasione per ribadire che anche nel settore tessile, chi affida l'esecuzione di una lavorazione a un'altra impresa può essere chiamato a sostenere, al posto di quest'ultima, i costi delle retribuzioni e dei contributi non versati.
L'avvertimento arriva dal palco dei relatori, tra i quali l'avvocato giuslavorista Andrea Del Re e il professor Riccardo Del Punta, ordinario di diritto del lavoro all'Università di Firenze. Alla luce di una sentenza del tribunale di Prato con cui un lanificio è stato condannato a versare i contributi a una lavoratrice per conto dell'azienda a cui commissionava i lavori, gli esperti hanno messo in guardia gli imprenditori che ricorrono agli appalti riguardo al principio introdotto dalla legge 30/2003 (legge Biagi) ma fino ad oggi inapplicato. Ed è proprio questo ciò che pretendono gli imprenditori che hanno organizzato il convegno: che l'Inps si decida a richiedere il versamento dei contributi ai committenti, applicando la legge sulla responsabilità solidale.
Per il filatore Lido Macchioni (Valfilo) «la deterrenza è un elemento fondamentale per mettere un freno a un meccanismo, che rischia di mettere in crisi tutto il sistema». «Se l'Inps intervenisse nei casi più eclatanti, l'azione avrebbe anche un valore deterrente nei confronti di tutti gli altri - continua Macchioni - il rischio infatti è quello di andare incontro a una distorsione del sistema. Mi ha colpito molto l'intervento di due confezioni di Prato che hanno manifestato preoccupazione per la propria situazione, dato che per determinate lavorazioni devono necessariamente rivolgersi a ditte cinesi sulla cui regolarità nutrono delle perplessità. Il punto è che non possono fare diversamente poiché non saprebbero a chi altri rivolgersi. La stessa cosa purtroppo sta accadendo nelle rifinizioni: stiamo assistendo a passaggi di aziende in mano a persone che non sappiamo come operano sul piano etico, con il rischio che anche i lanifici presto si troveranno ad essere costretti ad appaltare le lavorazioni a queste imprese perché non sapranno più come fare per svolgerle. Per questo è importante insistere sulla responsabilità solidale, e l'Inps ha il dovere di fare la sua parte, ne va dell'efficienza del sistema, ma anche dei tempi di pensionamento e dell'adeguamento delle pensioni al costo della vita se l'istituto non comincia a incassare i contributi non pagati. I dati nazionali sono preoccupanti: all'ultimo bilancio di previsione i crediti non riscossi erano, a settembre 2015, circa 95 miliardi di euro».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il filatore Guido Pagliai (Filatura di Spicciano) secondo cui però «in Toscana qualcosa comincia a muoversi». «Ci sono stati dei recuperi crediti da parte dell'Inps che superano il mezzo milione di euro - riferisce -ma occorre insistere e continuare a sollecitare l'istituto affinché faccia la sua parte anche a Prato. Purtroppo tanti anni di crisi hanno incrementato la concorrenza sleale basata unicamente sul prezzo». «Il convegno è servito a evidenziare che la responsabilità solidale negli appalti esiste - continua - e oltre a quella verso i dipendenti è ancora più "salata" verso l'Inps».
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A Prato la Filctem Cgil ha recentemente vinto una causa su questo tema, ha sostenuto una dipendente di un terzista tessile riuscendo a dimostrare che la legge sugli appalti si applica anche in questo settore, poiché ha stabilito che se il terzista non paga i suoi lavoratori a farlo dovrà essere il committente (nel caso specifico l'azienda Milior è stata condannata a risarcire un'operaia del Gruppo Tessile Flowers).
«L'obiettivo normativo è proprio quello di costringere le aziende a selezionare i propri terzisti - dice il segretario della Filctem-Cgil Massimiliano Brezzo - ma questa legge rischia di non essere un deterrente efficace per l'illegalità perché poco applicata per una sua difficoltà intrinseca: la difficoltà di applicazione emerge quando il terzista che non paga salari e contributi ai propri dipendenti ha lavorato per più committenti. Perché nasce il problema di come suddividere il valore della responsabilità in base ai vari appalti. Ma la deterrenza, che è la base sulla quale poggia l'efficacia di ogni legge, non può essere data dalla vittoria di singoli lavoratori dopo cause che durano anni. La deterrenza vera - sottolinea - può esserci solo con l'intervento sistematico del recupero dei contributi non pagati da parte dell'Inps. Anche perché spesso, nel concreto, le retribuzioni restano indietro di pochi mesi, ma la contribuzione anche di anni».
Il sindacato incalza l'Inps affinché l'ente faccia la sua parte indicandogli la strada da percorrere. Si tratta di una proposta che consente all'istituto di richiedere i contributi ai committenti superando il problema di non sapere quanto imputare a ognuno di loro.
«La nostra idea - spiega Brezzo - è quella di intervenire per via contrattuale, inserendo nel contratto nazionale un articolo che indichi come debba essere suddivisa la responsabilità solidale, ovvero sulla base del fatturato che l'azienda terzista ha fatto con quel committente. Quindi la percentuale di fatturato di ogni committente può essere presa a riferimento per dividere la quota di retribuzione o di contribuzione non erogata ai lavoratori e all'Inps».
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