Il Tirreno

Prato

Dissequestro di via Ciulli il giudice di no al Comune

di Ilenia Reali
Dissequestro di via Ciulli il giudice di no al Comune

Per il Tribunale non ci sono le condizioni di sicurezza

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PRATO. E' stata rigettata la richiesta di dissequestro del sottopasso di via Ciulli. La decisione presa dal giudice del Tribunale di Prato Luca D'Addario aveva avuto anche il parere negativo del pubblico ministero Lorenzo Gestri. Alla base del parere negativo, il secondo dopo il rigetto del giudice Jacqueline Monica Magi nel settembre del 2014, arriva perché - in estrema sintesi - la struttura non ha i requisiti di sicurezza che possano escludere il ripetersi di una situazione come quella che si verificò il 5 ottobre del 2010 quando vi persero la vita tre donne intrappolate in auto nel sottopasso allagato.

Il Comune aveva presentato la domanda di dissequestro vincolata alla realizzazione di lavori per la messa in sicurezza del sottopasso. Richiesta che il giudice ha ritenuto di non accettare dal momento che la richiesta di ripristino corredata dal progetto dell'ingegnere Renzo Bessi (tra l'altro anche consulente del tribunale nel processo) non garantisce la sicurezza del sottopasso dal momento che il primo step di lavori che il Comune di Prato ritiene di realizzare per ottenere il dissequestro non sarebbero quelli completi, di cui si è parlato invece in sede di audizione dello stesso Bessi ma, di fatto, solo una parte ritenuta insufficiente. «Solo la realizzazione delle opere attinenti alla seconda fase - scrive il giudice nell'istanza di rigetto - consentirebbero di rendere l'opera viaria compatibile con rischi a tempi di ritorno di 200 anni e dunque pressoché assoluti mentre gli interventi relativi alla cosiddetta prima fase, gli unici menzionati dall'istante (il Comune ndr) consentirebbero il reiterarsi di episodi con tempi di ritorno assai più ravvicinati».

Non solo. Il giudice dice di più. Spiega come, sempre a quanto riferito dall'ingegner Bessi, le opere di sicurezza passiva (muri di contenimento più alti, ad esempio) siano non attuabili dal momento che la strada è troppo stretta nella parte a nord del sottopasso e sarebbe comunque incrementato il rischio idraulico nelle zone a monte, tra l'altro densamente abitate mentre quelle attive (allarmi, semafori di avviso) sarebbero solo una soluzione provvisoria in attesa di dover regimentare il torrente Vella in modo da impedire esondazioni come quella che determinarono la morte delle tre donne.

Di fatto il Tribunale non dà il via libera al dissequestro perché nella richiesta dovrebbe escludere il pericolo a priori (con i lavori progettati e non ancora realizzati) e, di fatto, senza neppure una sicurezza neppure teorica. «Appare evidente - si legge nell'ordinanza - come l'istanza di dissequestro debba essere rigettata potendo eventualmente autorizzarsi, medio tempore, il Comune di Prato allo svolgimento dei lavori necessari alla messa in sicurezza del sottopasso (…) rivalutando i medesimi e soprattutto l'efficacia degli stessi ad elidere in assoluto il rischio di reiterazione di quanto accaduto nell'ottobre del 2010».

Di fatto quella che si prefigura è una strada senza sfondo se è vero, come del resto il Comune di Prato, specifica anche nella richiesta di dissequestro, sia preferibile evitare di realizzare dei lavori (per la cui spesa si potrebbe doverne rendere conto alla Corte dei conti) senza avere la certezza di una riapertura del sottopasso.

Una struttura viaria sicuramente utile alla comunità che più volte ne ha richiesto l'apertura (anche con l'appoggio degli amministratori oggi alla guida del Comune di Prato) ma per cui è necessario cominciare a valutare ipotesi alternative se, è vero, come si evince dall'audizione dell'ingegner Bessi che sono necessari per la messa in sicurezza interventi o molto costosi o, addirittura, impossibili da realizzare.

Una bocciatura della richiesta di dissequestro che commenta anche il capo della procura Giuseppe Nicolosi. «Finché non si mette in sicurezza il Vella - commenta - con lavori adeguati e tempi di ritorno adeguati (quindi completi ndr) anche l'amministrazione comunale è tutelata da questo sequestro. Il nostro è un parere tecnico che dice che i lavori a regola d'arte, e quindi che rendono possibile il dissequestro, sono quelli con tempi di ritorno adeguati».

Intanto questa mattina l'appuntamento è in aula per il processo per omicidio colposo plurimo che vede, con vari profili, sul banco degli imputati Lorenzo Frasconi, all'epoca dirigente del servizio mobilità del Comune, il direttore generale di Asm Sandro Gensini, Stefano Caldini che è stato il direttore dei lavori del sottopasso per conto di Italferr e il dipendente di Trenitalia Paolo Berti.

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