Il Tirreno

Prato

Maury’s riapre ma lascia a casa gli ex dipendenti

Il negozio non ha riassunto quasi nessuno dei 12 commessi Presidio della Cgil nel giorno dell’inaugurazione

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PRATO. La buona notizia è che tornerà ad accendersi un'insegna della grande distribuzione: questo succederà il prossimo 26 maggio. La cattiva è che quasi nessuna delle dodici lavoratrici licenziate in tronco il 30 settembre scorso dalla Maury's di via Targetti sarà reintegrata. Stesso marchio, stessa sede ma per il "nuovo" negozio Maury's in procinto di riaprire tutto personale diverso o quasi. Ed è per questo che per giovedì prossimo la Cgil organizza un presidio di protesta proprio all'orario di apertura dell'attività, alle 8.30.

Rimangono a casa dieci lavoratrici che ancora si leccano le ferite per le spettanze arretrate dell'ex Stefan (chiusa nel 2012) mai ricevute.

Piove sul bagnato, è proprio il caso di dirlo. Quattro anni fa la catena Maury's fece rinascere il negozio di via Targetti dalle ceneri di Stefan, società attualmente in amministrazione straordinaria. Cinque i punti vendita rilevati in Toscana (Lucca, Livorno, Pisa, Poggibonsi e appunto Prato): in nome del principio della responsabilità solidale, Maury's avrebbe dovuto accollarsi tutti i debiti della vecchia Stefan, comprese quelle mensilità non saldate in toto dalla catena facente capo a Giuseppe Videtta. Per rivendicarle metà delle lavoratrici ha scelto la via del tribunale ricorrendo allo strumento del decreto ingiuntivo.

Ma Maury's, stando a quanto l'azienda ha sempre comunicato ai sindacati, è stata messa in ginocchio dal peso dei debiti di Stefan: si parlò a suo tempo di cartelle esattoriali ricevute da Equitalia per un importo di 2,5 milioni di euro. Crisi che i lavoratori di Prato hanno scontato sulla propria pelle con un licenziamento senza preavviso e la prospettiva però di un eventuale reintegro, in caso di riapertura del negozio di via Targetti. Questo non è avvenuto. Come se non bastasse, le lavoratrici sono rimaste a bocca asciutta perché devono ancora riscuotere il Tfr (legato in parte al vecchio lavoro in Stefan) dal fondo tesoreria dell'Inps. E anche in quel caso la posta in gioco è di diverse migliaia di euro. A Lucca Maury's aveva chiuso e poi riaperto con il nome di un'altra società dietro il marchio riprendendo nel giro di pochi mesi i lavoratori mandati a casa.

«Speravamo che questo avvenisse anche a Prato - osserva Alberto Santini, segretario della Filcams Cgil pratese - Avevamo preso accordi verbali con i rappresentanti dell'azienda che, al momento della riapertura, avremmo semmai discusso i numeri della pianta organica. Il sospetto è che le lavoratrici non siano state richiamate perché non gradite e troppo "sindacalizzate"». Ma sono passati oltre sei mesi. E dopo 180 giorni, secondo la riforma Fornero, un dipendente non può più impugnare il licenziamento illegittimo di fronte a un giudice. Di mezzo c'è anche l'ombra del Jobs Act secondo la Cgil. «Inizieremo il presidio dalla mattina presto - prosegue Santini - per far presente all'opinione pubblica che un'azienda ha deciso di licenziare e fare altre assunzioni secondo le regole del Jobs Act». Il Tirreno ha provato a interpellare la catena per chiedere spiegazioni sul mancato reintegro di tutto il personale del vecchio negozio ma non ha ricevuto risposta.

Maria Lardara

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