Il Tirreno

Prato

il processo per la rapina a una donna cinese

La vittima in aula: «Nella denuncia ho risposto a caso»

PRATO. «In Italia fare denuncia è obbligatorio. Ed io la denuncia l'ho fatta rispondendo a caso». E' questa la frase choc pronunciata in Tribunale durante un processo per uno scippo ai danni di una...

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PRATO. «In Italia fare denuncia è obbligatorio. Ed io la denuncia l'ho fatta rispondendo a caso». E' questa la frase choc pronunciata in Tribunale durante un processo per uno scippo ai danni di una donna orientale avvenuto quattro anni fa in via Soffici. A testimoniare c'è lei, la vittima che chiude così (o almeno questa è la frase riportata dal traduttore) una testimonianza lunga circa un'ora e mezzo che quasi è sembrata una commedia dell'assurdo con una traduzione spesso esitante e con le domande del pm Antonio Sangermano e dell'avvocato della difesa Denaro (imputato è un giovane italiano accusato dello scippo) che quasi erano costrette a lottare con, come punto di partenza, la barriera della lingua ma anche, senza voler scomodare il codice penale, un approccio culturale assai diverso della testimonianza in un'aula di tribunale. La donna avrebbe dovuto ripercorrere quanto accadde quattro anni fa dopo che aveva parcheggiato la sua auto in via Soffici. Un racconto che doveva passare dall'inseguimento di lei (con il marito) e alcuni passanti del ladro e poi per il fermo, con la polizia, dell'imputato. All'epoca dei fatti fu in base a quanto riportato negli atti fornita la targa di un'auto e poi riconosciuto, come di aspetto simile, l'uomo fermato. Un racconto di quello che avvenne così esitante tanto da costringere il pm a chiedere al traduttore, prima, “di far parlare la donna in modo fluente” e non con frasi cortissime e poi con precisazioni e puntualizzazioni della traduzione fino al non riconoscimento da parte della donna dell'imputato sulle foto segnaletiche e alla negazione di aver fornito la targa alla polizia oltre che aver detto alla polizia che l'uomo presentatogli come autore dello scippo “era simile” a quello da lei visto all'atto della rapina.

Per terminare con la frase “ho risposto a caso”. Una testimonianza che ha imprigionato il lavoro del giudice che (vista l'ora) ha rimandato l'udienza per non far saltare le altre in calendario e che ripropone le difficoltà del Tribunale con i traduttori di lingua cinese nei processi che vedono presenti cittadini di origine orientale che non parlano l'italiano. Difficoltà che aveva portato, settimane fa, il procuratore capo Giuseppe Nicolosi a chiedere aiuto al consolato senza però riceverne.

(ile.r.)

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