Il Tirreno

Prato

Spariscono i gioielli, a processo l’educatrice

La donna li aveva venduti su richiesta del figlio diciottenne della proprietaria. Il racconto della madre al processo: «Denunciai il furto, poi trovai in casa le ricevute del Compro oro»

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PRATO. In casa mancavano dei gioielli eppure non aveva trovato segni di effrazione né tantomeno qualcosa che le facesse pensare che l’antifurto dell’abitazione fosse stato manomesso. Un primo furto che la padrona di casa, nel 2013, aveva denunciato e che poi aveva rivisto aggiungendo degli oggetti mancanti di cui si era accorta successivamente andando a controllare in cantina dove aveva l’abitudine di tenerli e che in quel periodo erano stati tirati fuori per dividerli tra i familiari. Anelli, braccialettini, regali e monili delle varie cerimonie della famiglia.

Poi indagando su quell’insolito furto la donna aveva concentrato i suoi sospetti sul figlio, da poco maggiorenne fino a trovare nella sua camera un estratto conto in cui c’era un versamento che il ragazzo, non lavorando, non avrebbe potuto fare e alcuni scontrini di un compro oro di Firenze.

Per la donna era stato sufficiente andare a chiedere spiegazioni nell’esercizio commerciale per trovare parte dei gioielli di famiglia e la ricevuta della vendita non del figlio ma dell’educatrice di quest’ultimo che aveva frequentato sia all’istituto Santa Rita sia a casa.

Immediato partì il sequestro dell’oro, poi restituito alla legittima proprietaria.

Tutto è bene quel che finisce bene. Se non per il processo che vede imputato per truffa il figlio (il reato di furto tra figlio e genitori non è punibile e quindi è stato archiviato) e per ricettazione l’educatrice che non avrebbe avuto alcun ruolo nella sottrazione dei gioielli dall’abitazione.

Lunedì 23 maggio la madre ha testimoniato in Tribunale nel processo in cui parte civile si è costituito il compro oro, rappresentato dall’avvocato Eugenio Zaffina, che nella vicenda si è trovato dalla parte delle vittime: è infatti rimasto senza gioielli (restituiti alla donna dalla polizia) e senza i 4.750 euro con cui aveva comprato l’oro dall’educatrice ritenendola la legittima proprietaria.

«L’educatrice - commenta l’avvocato difensore Mauro Cini - era inconsapevole si trattasse di oggetti rubati che lei aveva venduto al compro oro insieme ai suoi convinta che fossero effettivamente di proprietà del giovane».

L’udienza è stata aggiornata a ottobre quando saranno sentiti i testimoni dell’accusa e poi a febbraio per quelli della difesa.

Il ragazzo, difeso dall’avvocato Cristina Meoni, vive con la madre che durante la testimonianza ha cercato di “giustificare” questa situazione che li vede contrapposti nel processo.(ile.r.)

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