Il dolore
Arrestato il “caporale”: voleva fuggire
In manette il pachistano accusato dalla Procura di aver reclutato decine di stranieri per mandarli a lavorare nel Chianti
PRATO. Aveva evitato l'arresto quando scattarono le perquisizioni, ma ora è stato fermato Tariq Sikander, il pachistano di 38 anni indagato con l'accusa di aver reclutato decine di profughi richiedenti asilo per mandarli a lavorare nelle fattorie del Chianti fiorentino. L'arresto dell'uomo, che è indagato insieme alla moglie e ad altri sette connazionali (oltre a tre professionisti pratesi) per associazione a delinquere e intermediazione illegale, è scattato, riferiscono fonti della Procura, perché si temeva che volesse rendersi irreperibile.
L'uomo, che abita nella zona del Soccorso, è stato rintracciato nella serata di mercoledì ai giardini di via Marx e portato direttamente nel carcere della Dogaia in forza di un provvedimento emesso dal sostituto procuratore Antonio Sangermano. Nel corso dei controlli è stata sequestrata altra documentazione che potrebbe rivelarsi utile ai fini dell'inchiesta.
Le perquisizioni scattate nell’ambito dell’inchiesta del sostituto Sangermano risalgono allo scorso 10 maggio, quando centinaia tra poliziotti, finanzieri e forestali furono impegnati nell’operazione “Numbar Dar”, cioè “capo del villaggio”. Fu perquisita anche l’abitazione dove Tariq Sikander vive insieme alla moglie Samina Cosar, anche le indagata. I due coniugi sono titolari di alcune aziende di cui risultano dipendenti complessivamente 170 stranieri, in gran parte profughi richiedenti asilo che venivano impiegati per il lavoro in quattro aziende agricole del Chianti fiorentino. La Procura contesta l’irregolarità dei contratti di lavoro e lo sfruttamento, in quanto gli stranieri hanno dichiarato di guadagnare 4 euro l’ora. Le aziende agricole si sono dette all’oscuro di eventuali irregolarità nell’assunzione degli stranieri.
Un’inchiesta, quella del sostituto Sangermano, che potrebbe avere ulteriori sviluppi perché finora si è concentrata sugli stranieri ospiti dei centri di accoglienza di Prato (in particolare quello di Santa Caterina in piazza San Domenico), ma è logico chiedersi se lo stesso modello non sia stato usato anche altrove.
Proprio in questi giorni si è tornati a parlare di sfruttamento di lavoratori stranieri dopo la scoperta a Montemurlo di una confezione cinese dove erano impiegati una ventina di giovani africani (originari di Senegal e Ghana) che arrivavano ogni mattina in treno dalla provincia di Pisa per lavorare 12 ore con paghe da fame.
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