Toscana
Un contratto da due ore per lavorarne 12 al giorno
Quando l’operaio della confezione è tornato dalle ferie ha trovato un altro al suo posto. L’allarme della Uil: "Le aziende orientali cominciano ad assumere anche lavoratori di altre nazionalità ma le regole non vengono rispettate. Faremo un esposto alla procura"
PRATO. Una busta paga per due ore al giorno di lavoro a fronte di 12 ore per sette giorni su sette, festivi compresi. Un lavoro che un trentottenne di origine egiziana e cittadino italiano ha svolto per una confezione cinese da settembre a marzo. Poi a marzo dal paese di origine arriva la notizia che la madre non sta bene e, riferisce l’uomo, d’accordo con il titolare, parte per tre settimane. Al ritorno non trova più il suo posto, alla stireria. C’è un altro lavoratore. «Mi ha detto il titolare - riferisce - che aveva avuto un aumento di lavoro e gli serviva qualcuno mentre io non c’ero. Mi ha chiesto quindi di ritirare il pin all’Inps perché mi avrebbe licenziato».
L’uomo si è informato e ha capito che il pin serviva per dimettersi. Ha quindi incontrato il consulente del lavoro dell’azienda che, viste le resistenze dell’uomo, gli ha fatto firmare una lettera di licenziamento con cui prendeva 2.000 euro.
«Abbiamo contestato il licenziamento - commenta Qamil Zejinati della Uil - e andremo alla direzione del lavoro. Quando ho incontrato il consulente per far notare che quello non era il modo di comportarsi mi ha detto in modo chiaro che quello era il modo delle aziende cinesi. Ora le aziende orientali non prendono più solo lavoratori cinesi, o italiani specializzati, ma anche lavoratori di altre nazionalità e a questi applicano contratti assolutamente irregolari con la complicità di alcuni consulenti, non tutti».
Zejinati ha intenzione di rivolgersi anche alla procura della Repubblica per far luce sulla condizione in cui tanti lavoratori sono trattati. «Com’è possibile che una stireria abbia tre quattro lavoratori per due ore al giorno? E’ chiaro che dietro c’è qualcosa. E’ necessario andare infondo perché ne va del futuro della città. I titolari delle aziende sono cinesi di seconda generazione ma non seguono le regole proprio come hanno sempre fatto i loro padri. Così è però davvero troppo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
