Il Tirreno

Prato

Processo all'investitore che travolse e uccise Giancarlo Ravidà

Giancarlo Ravidà
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Giancarlo Ravidà

Prato, intervento dell'associazione Lorenzo Guarnieri: "Speriamo che il giudici tenga conto della "modificata percezione sociale e parlamentare della gravità del reato di omicidio stradale"

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PRATO. Il 18 maggio al tribunale di Prato si terrà il processo di primo grado per l’omicidio stradale del giovane diciannovenne studente di farmacia Giancarlo Ravidà, ucciso nel gennaio 2015 mentre attraversava la strada a Prato da un auto guidata da un uomo che si è poi dato alla fuga. Su questo episodio interviene l'associazione Lorenzo Guarnieri che "da 5 anni ha lavorato a livello nazionale nella battaglia per l’introduzione del reato di “omicidio stradale”."

"Fu un omicidio che colpì molto l’opinione pubblica - osserva l'associazione Guarnieri - anche perché lo scontro fu ripreso da telecamere che hanno permesso di ricostruire chiaramente la dinamica dell’evento. Unica consolazione per la famiglia è che, in qualche maniera, Giancarlo continuerà a vivere, lo farà attraverso i suoi organi, che per volontà della famiglia, sono stati donati e hanno dato una nuova possibilità di vita ad altre persone grazie al gesto d'amore".

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"Da allora ad oggi la legge è cambiata - prosegue l'associazione Guarnieri - nel marzo del 2016 è stato introdotto il reato di omicidio stradale e se la tragica violenza fosse accaduta oggi le pene per chi ha commesso il crimine sarebbero state severe: minimo di 5 anni di reclusione e revoca della patente di guida per 30 anni.

Vedremo cosa deciderà il tribunale di Prato, sperando che non si arrivi ad un patteggiamento che negherebbe giustizia a Giancarlo e alla sua famiglia. Speriamo che il giudice tenga conto, nel rispetto della legge, della giustamente modificata percezione sociale e parlamentare della gravità del reato di omicidio stradale, aggravata in questo caso dalla fuga di chi commise il crimine". 

"Come associazione - conclude l'associazione Lorenzo Guarnieri - siamo vicini alla mamma Carolina che ha condiviso con noi, insieme a tanti altri familiari di vittime di crimini stradali, la battaglia per l’introduzione del reato di omicidio stradale e tutti gli altri sforzi per rendere le nostre strade più sicure e garantire il diritto alla vita di chi si muove per strada. Speriamo in un po’ di giustizia!"

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