Attenzione
Prato, torna l'ottimismo ma è una ripresa per pochi
Grande vitalità nell'imprenditoria giovanile e femminile che trascinano il balzo in avanti di nuovi settori. Confezioni, si arresta la crescita
PRATO. Le imprese del distretto chiedono un sistema più facile e più snello di accesso al credito, ma non riescono nemmeno a sostenere i prestiti già concessi. E' un altro record quello toccato a fine 2015 dalle aziende: nell'ultimo anno le sofferenze bancarie imputabili al comparto produttivo hanno sfondato la soglia di 1,334 miliardi di euro facendo segnare un aumento del 3,2% rispetto al 2014. Il quadro emerge dal rapporto realizzato dall'ufficio studi della Camera di Commercio di Prato e illustrato dal responsabile Dario Caserta insieme con il presidente Luca Giusti in occasione della quattordicesima giornata dell'economia. L'incremento dei debiti nei confronti delle banche è un dato influenzato anche dall'elevata rischiosità delle operazioni. La situazione più pesante si registra nel settore delle costruzioni con 354 milioni di euro (+18,4% su dicembre 2014), mentre si osserva un lieve miglioramento nell'industria, con 411 milioni (-0,5%) e nei servizi, con 491 milioni (-2,6%).
PRESTITI IN CALO. Le condizioni di accesso al credito preoccupano le imprese. Il volume complessivo dei prestiti vivi (al netto delle sofferenze, incagli o crediti deteriorati) si è ridotto nel corso del 2015. L'andamento negativo riguarda in modo particolare le costruzioni (- 11,7%). «Da parte delle banche - sottolinea Caserta - permane un atteggiamento prudente e selettivo, che garantisce l'accesso al credito solo ai soggetti più meritevoli». La mancanza di ossigeno alle imprese rallenta la crescita, che resta prerogativa di pochi.
RIPRESA PER POCHI. «Se dovessi dare un voto al distretto darei un bel 7», afferma il presidente della Cciaa Luca Giusti, secondo cui «nonostante le difficoltà che permangono, è un distretto che offre ancora molte possibilità». Ma non a tutti: «Non c'è più spazio per quegli imprenditori incapaci di creare relazioni di lunga durata con il territorio». «La cosa che salta subito agli occhi da questo rapporto - continua - è proprio la grande vitalità del distretto: anche in una situazione difficile, siamo riusciti a superare ostacoli che sembravano insormontabili, grazie a imprenditori che sono stati capaci di misurarsi su fronti nuovi». Si parla dunque di una ripresa per pochi, «ovvero - spiega Caserta - per quelle imprese più strutturate, internazionalizzate, caratterizzate da un tasso di innovazione in grado di progettare e realizzare investimenti e meno assoggettate a vincoli finanziari».
I GIOVANI ESPLORANO NUOVI SETTORI. Anche il mercato del lavoro così come quello del credito stenta a ripartire, tuttavia, tra gli operatori prevale un sentimento di cauto ottimismo. «Tra i giovani sembra esserci il desiderio di rimettersi in gioco esplorando nuove opportunità e nuovi mercati - prosegue Caserta - lo stesso vale per le donne, il cui contributo al processo di diversificazione della base imprenditoriale è prezioso. Sono questi i fattori sui quali occorrerebbe far leva per guardare al futuro di Prato con rinnovata fiducia».
L'EXPORT SALE. Il 2015 si è chiuso con un saldo positivo maturato grazie alle esportazioni che, dopo un inizio un po' stentato, sono cresciute, soprattutto nei mercati europei, chiudendo l'anno con un balzo in avanti del 4,9%. L'andamento della produzione però varia da settore a settore: la meccanica e l'abbigliamento segnano rispettivamente un +5,6 e +5,5%, mentre il tessile si ferma a -0,1%, trainato dalla produzione di tessuti (+2,7%), ma rallentato dalle manifatture filati (-2,55) e dalle rifinizioni (-3,2%). «I segnali positivi non sono applicabili a tutte le aziende - dice Giusti - si rileva un andamento a macchia di leopardo in cui a fare la differenza sono sempre di più l'imprenditore e la sua capacità di approntare strategie sui mercati internazionali».
CONFEZIONI, CRESCITA ZERO. Complessivamente il 2015 registra un tasso di crescita pari a zero delle imprese del territorio, che si fermano a quota 28.975. Un risultato influenzato dall'arresto delle confezioni (0%). Un dato, quest'ultimo, che il presidente Giusti definisce storico. «Il dato indica una maggiore stabilità nel settore, non va interpretato come un segnale di abbandono da parte dei cinesi», conclude.
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