Sicurezza
Vivevano a Prato i coniugi massacrati in Sardegna
Giuseppe Diana e Luciana Corgiolu hanno abitato in città per molti anni prima di tornare nel Cagliaritano, dove sono stati uccisi dal figlio adottivo, arrestato dopo una sparatoria nel Sulcis
PRATO. Hanno vissuto per molti anni a Prato prima di tornare in Sardegna i due coniugi che mercoledì 11 maggio sono stati trovati morti nella loro abitazione di Settimo San Pietro, un piccolo comune in provincia di Cagliari, uccisi dal figlio adottivo, Igor Diana, di 28 anni, che è stato fermato nella serata di giovedì 12 dopo un inseguimento con sparatoria nel Sulcis.
Lui chef in pensione e volontario della Protezione civile, lei ostetrica nel più grande ospedale della Sardegna. Una vita in qualche modo dedicata agli altri, al servizio del prossimo quella di Giuseppe Diana, 67 anni, e della moglie Luciana Corgiolu, di 62, uccisi a colpi di coltello e bastone. Giuseppe e Luciana sono stati residenti a Prato fino al 23 giugno del 2000, prima di tornare in Sardegna. A Comeana vivono ancora il fratello di Luciana e i nipoti.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13466484:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13466484:1652193324/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Per due giorni la polizia ha cercato uno dei due figli adottivi della coppia, Igor, un pizzaiolo di 28 anni che si è allontanato dall'abitazione a bordo del pick-up grigio del padre portandosi dietro una pistola e che lunedì mattina sarebbe stato ripreso mentre giocava a una slot machine di un bar vicino. Il nome di Igor non era stato iscritto nel registro degli indagati, ma il fatto che non avesse più dato notizie aveva lasciato intendere che il giovane dovesse dare più di qualche spiegazione. Il delitto sarebbe avvenuto tra domenica sera e lunedì mattina, circa 48 ore prima del ritrovamento dei cadaveri. I parenti non sentivano e non vedevano i coniugi Diana da alcuni giorni e hanno deciso di raggiungere l'abitazione in via Copernico per controllare. Entrati in casa hanno fatto la drammatica scoperta.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13466480:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13466480:1652193324/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il corpo di Luciana Corgiolu era in camera da letto al terzo piano, quello del marito in cantina. Su entrambi i corpi segni di botte e ferite. In gran parte della casa e soprattutto nelle due stanze, macchie di sangue sul pavimento e su alcuni oggetti. Una scena del crimine complessa e confusa, segno forse che potrebbe esserci stata anche una colluttazione almeno tra il padrone di casa e l'assassino. La Scientifica ha lavorato tutto il giorno per effettuare i rilievi all'interno dell'abitazione, mentre gli investigatori della Mobile hanno avviato gli accertamenti e le ricerche del figlio 28enne della coppia. Ricerche nelle quali è stato utilizzato anche un elicottero per perlustrare dall'alto le campagne della zona. Ed è stato proprio l’elicottero dei carabinieri ad avvistare intorno alle 18,30 sulla statale 293 vicino a Nuxis il pick-up grigio usato per la fuga da Igor Diana. Il giovane è stato inseguito per un paio d’ore e poi, dopo aver tentato la fuga a piedi, c’è stata una sparatoria nel quale è stato ferito in maniera non grave. Lo hanno portato in ospedale in stato di fermo, in attesa di essere interrogato in Questura.
Oggi, 13 maggio, dopo averlo interrogato, gli inquienti hanno accertato che Igor Diana ha trascorso almeno due giorni nella casa del delitto coi cadaveri dei genitori adottivi percossi a bastonate e poi uccisi con coltellate alla gola. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, Igor ha dormito nella villetta di Settimo San Pietro la notte del massacro: il padre scalzo e in pigiama giaceva insanguinato nel seminterrato, la madre, senza vestiti, era riversa sul letto della camera al piano di sopra, con il collo tagliato e le mani ancora ferite dal coltello dal quale aveva cercato di difendersi. La mattina dopo, Igor, cambitosi d'abito, è uscito tranquillamente per andare al bar, vedere amici e rifornirsi di marijuana ed è sicuramente tornato in casa anche dopo, prima di cominciare la fuga. Il giovane, come emerso dalle testimonianze, faceva uso di droghe leggere, in particolare marijuana e hashish. Negli ultimi tempi era diventato violento e nella famiglia Diana si viveva una situazione di forte tensione. Tre anni fa il figlio maggiore, adottato quando aveva 6 anni in un orfanotrofio russo assieme al fratello Alessio, da Pino Diana, chef in pensione e volontario della Protezione civile, e Luciana Corgiolu, ostetrica, era rimasto coinvolto in un incidente stradale in cui era morto il conducente di uno scooter ed era stato accusato di omicidio colposo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
