Gioco
L’uomo che sognava di fare dell’America una grande Toscana
Poggio a Caiano rende omaggio a Filippo Mazzei a 200 anni dalla morte. Maxiconvegno in tre sedi. Protagonista nella Rivoluzione Americana e testimone di quella francese fece degli ideali democratici la bandiera di una vita da film
Ci sono persone che hanno la fortuna, la capacità e la ventura di vivere più vite in una sola. E' il caso di Filippo Mazzei, medico, filosofo e saggista toscano che si trovò a vivere da protagonista o da testimone la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese, i due snodi che avrebbero cambiato il corso della storia dell'Occidente e forgiato i principi della democrazia. E già questo basterebbe a farne un personaggio singolare nel panorama europeo della fine del Settecento. Ma Mazzei fu anche molto altro. Visse in dieci paesi di tre diversi continenti, fu chirurgo e mercante, imprenditore e agricoltore, intellettuale e rivoluzionario, scrittore e ambasciatore, forse spia, sicuramente massone, amico fraterno dei primi cinque presidenti degli Stati Uniti, consigliere personale del re di Polonia, democratico appassionato quando non era facile esserlo, sostenitore dei diritti civili e della tolleranza religiosa.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13465882:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13465882:1652174210/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il 2016 è il suo anno. Ricorrono 200 anni dalla sua morte e da oggi al 15 maggio Poggio a Caiano, la cittadina medicea in provincia di Prato che gli ha dato i natali, lo celebra con un convegno internazionale che si svolgerà in tre sedi: Poggio, appunto, Prato (Biblioteca Lazzerini) e Firenze (Gabinetto Vieusseux). Ma oltre a tutto questo, Mazzei è anche l'uomo così innamorato della sua terra da tentare di trapiantare la Toscana in America. Senza riuscirci, ovviamente. Anche se, come vedremo, di questo suo tentativo più di un segno è rimasto.
La nascita a Poggio. Filippo Mazzei nasce a Poggio a Caiano nel 1730, il 25 dicembre: una data da montarsi la testa. La sua testa in realtà è già piena di idee di libertà e Poggio è troppo piccola per la sua vivacità intellettuale. Va a studiare a Firenze. Studi classici, poi medicina e chirurgia all'ospedale di Santa Maria Nuova. Già in questi anni entra in contatto con gli ambienti massonici che lo aiuteranno a costruire la sua rete di rapporti e la sua carriera. Intanto lascia anche Firenze perché le sue posizioni liberali lo hanno posto nel mirino dell'Inquisizione. Si trasferisce prima a Pisa e poi a Livorno, città più libera e aperta al mondo, che gli sembra il posto giusto per esercitare l'arte del chirurgo. Dura poco, le tappe successive saranno Costantinopoli, Smirne e poi Londra, dove si fermerà 18 anni e dove matura un’altra svolta della sua vita.
A Londra, da chirurgo a mercante. Il chirurgo Mazzei diventa a Londra un mercante di successo. Commercia in vini e olio e altri generi "mediterranei" e fa fortuna. Ma soprattutto, a Londra conosce due americani, Thomas Adams e Benjamin Franklin, di cui diventerà amico. Con loro discute di libertà e democrazia trovando piena sintonia. E quando Adams e Franklin gli propongono di seguirli in America per unirsi alla loro battaglia politica, lui accetta e attraversa l'Atlantico.
La Toscana in America. Ma non ci va a mani vuote. Mazzei si mette in testa di trapiantare la Toscana in America e diventa una specie di ambasciatore ante-litteram del made in Italy (meglio ancora del made in Tuscany) nelle colonie che diventeranno gli Stati Uniti. E' convinto che il suolo americano si presti ad alcune coltivazioni, olio e vino per primi. L'elenco degli oggetti che si porta dietro nel viaggio occupa pagine e pagine di un quaderno manoscritto e rappresenterebbe anche un primo esempio di promozione di un marchio territoriale se questo fosse esistito. Mazzei porta in America barbatelle per impiantare vigneti, piante di agrumi, Parmigiano reggiano «della migliore qualità», biscotti di Prato, acqua del Tettuccio, una botticella di aceto di Portoferraio, castagne, pan di ramerino, piccioni di Firenze «da far razza», fichi di Carmignano «con gli anaci», poponi retati di Prato, cocomeri di Pistoia, «cioccolata con vainiglia» di Firenze, limoni di Genova e ancora un'infinità di prodotti e di oggetti. E poi tanti libri: i classici della cultura occidentale (Dante, Virgilio, Boccaccio, Ariosto, Tasso), le opere dell'illuminismo e "Dei delitti e delle pene" di Beccaria, testo chiave del pensiero giuridico moderno. Porta con sé anche un sarto e dieci contadini lucchesi. Uno di loro, Antonio Giannini, diventerà combattente della rivoluzione e finirà per stabilirsi in America. I suoi discendenti vivono ancora oggi là.
Le sue idee per la rivoluzione. Mazzei si stabilisce in Virginia. Adams e Franklin gli hanno presentato George Washington e Thomas Jefferson. Di quest'ultimo diventerà grande amico, tanto da comprare una tenuta accanto a quella del futuro presidente degli Stati Uniti. La tenuta di Jefferson si chiama "Monticello", in omaggio ai toponimi italiani. Mazzei chiamerà la sua "Colle". Sono le colline che fanno da sfondo a “Via col vento". La coltivazione di olivi e vigne ottiene scarsi risultati. In compenso Mazzei dedicherà gran parte delle sue energie alla lotta politica per l'indipendenza delle colonie. Diffonde le idee di Rousseau, frequenta i circoli liberali e scrive sulla Virginia Gazette diventando uno degli araldi della rivoluzione. Con i suoi scritti contribuirà di sicuro alla stesura della Dichiarazione di indipendenza e si dice, senza prove, che sia sua la paternità della frase simbolo, quella sugli «uomini per natura liberi e indipendenti». Già allora preoccupato dell'uso che si può fare della politica a fini personali, propone per i freeholder (proprietari) un massimo di due mandati e raccomanda frugalità nell'esercizio della politica come servizio. Sarà lui, in seguito, a scrivere (in francese) il primo trattato di geopolitica degli Stati Uniti, una storia in quattro volumi delle prime 13 colonie tradotto e pubblicato in vari paesi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13465881:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13465881:1652174210/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
A Parigi quando cadono le teste. Torna in Europa ed entra in contatto con il riformatore re di Polonia, Stanislao Poniatowski, che lo invia a Parigi nel 1785 con un incarico a metà tra l'ambasciatore e l'informatore. Assiste così agli eventi della Rivoluzione francese che descrive nelle lettere al re polacco e nei libri che scrive. Vicino ai moderati di La Fayette, manifesta il suo disprezzo per Robespierre e sostiene che per salvare la Rivoluzione bisognerebbe eliminare lui, Danton e un'altra decina di esponenti politici di cui fa l'elenco.
Il ritorno in Italia. Nel 1792, prima del Terrore, lascia Parigi e torna in Italia. Si stabilisce a Pisa dove passerà gli ultimi 17 anni della sua lunga vita. Ma il legame con gli amici americani non verrà mai meno. Quando Jefferson diventa presidente degli Stati Uniti fa contattare Mazzei per portare Canova a Washington e proseguire l'abbellimento neoclassico della città. Ma Canova ha molti impegni e non se la sente. Mazzei allora manderà in America due scultori di Carrara, Giovanni Andrei e Giuseppe Franzoni che realizzeranno numerose opere.
La morte a Pisa. Mazzei morirà a 86 anni, il 19 marzo del 1816, dopo aver ottenuto dallo zar una pensione come compenso per il suo operato al servizio della Polonia, passata nel frattempo sotto lo zar. Per ottenere la pensione combatte la sua ultima battaglia, andando personalmente a San Pietroburgo a rivendicarla.
La riscoperta di Mazzei. Il suo ruolo nella Rivoluzione Americana viene portato in luce nel Novecento in un libro sul contributo degli immigrati alla storia degli Usa, "A nation of immigrants". L’autore del libro è John Fitzgerald Kennedy. Sarà proprio JFK a mettere in primo piano la figura di Mazzei facendola conoscere nel mondo.
Un fumetto e un film. La figura di Mazzei è stata raccontata in una storia a fumetti affidata alla matita di Marcello Mangiantini, disegnatore di Zagor. Intanto a Prato si lavora a un film, una docu-fiction girata da Mirko Rocchi e nella quale Mazzei sarà interpretato da Gabriele Tozzi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.13465878:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13465878:1652174210/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
