Sicurezza
Scoperto giro di “squillo” di lusso: quattro indagati
Nove appartamenti usati dalle lucciole dell’Est all’insaputa dei proprietari L’organizzatore intascava 100 euro al giorno da ogni singola ragazza
PRATO. Con tutto il gran parlare che si è fatto negli ultimi mesi sulla prostituzione cinese low cost, forse qualcuno si era dimenticato che esiste anche una prostituzione di altro colore. Bianco, in questo caso.
La conferma arriva da un’inchiesta nella quale risultano indagati per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione una agente immobiliare pratese, un bulgaro e due romeni, uno dei quali vive in Ungheria ed è ancora in corso di identificazione. I particolari dell’inchiesta sono stati illustrati ieri dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi, dal sostituto Antonio Sangermano e dal capo della squadra mobile Francesco Nannucci.
Ma se i clienti delle lucciole cinesi possono cavarsela con 20 o 30 euro, quelli delle 21 ragazze dell’Est di età compresa tra i 21 e i 47 anni identificate dalla squadra mobile spendevano molto di più: dai 50 ai 250 euro a seconda delle prestazioni e del tempo concesso.
Prostituzione di alto livello, l’hanno definita gli inquirenti, tanto che della “scuderia” faceva parte anche una pornostar ungherese, evidentemente alla fine di una carriera che non può definirsi esaltante, se era ancora costretta a girare le case d’Europa per guadagnarsi da vivere. Chi invece si è veramente arricchito è una sorta di “grande vecchio” della prostituzione, il rumeno che, hanno spiegato gli inquirenti, dall’Ungheria si preoccupava di reclutare le ragazze e le spediva in Italia ma non solo. Dicono che ognuna di loro fosse tenuta a versargli 100 euro al giorno e i conti sono presto fatti. Il guadagno degli indagati pratesi (l’agente immobiliare Perla Giovanna Ballerini, 55 anni, Angel Tarev, 33 anni, e Massimo Favazzi, 45 anni) sarebbe stato molto inferiore.
Secondo quanto riferito dal procuratore capo e dal sostituto Sangermano, l’agente immobiliare avrebbe gestito alcuni appartamenti di proprietà di una coppia di anziani coniugi fiorentini (la moglie non frattempo è deceduta) completamente ignari di quello che accadeva all’interno, facendo la cresta sull’affitto dichiarato e quello effettivamente incassato, circa il doppio. Appartamenti sparsi per la città, via del Castagno, viale Montegrappa, via Padova, via Pomeria, via Palermo, via Padre Pio da Pietralcina (dove ha sede l’immobiliare). Ogni settimana le ragazze arrivavano coi loro trolley e ripartivano dopo una sessione di 7 o 14 giorni, a seconda del gradimento del pubblico o delle loro esigenze. Nessuna di loro era costretta a prostituirsi, hanno chiarito gli inquirenti, lo fanno per mettere da parte un gruzzolo che nei loro paesi di origine vale anche il doppio o il triplo. In alcuni dei nove appartamenti controllati la polizia c’era già stata per le periodiche lamentele dei vicini di casa infastiditi dal via vai dei clienti, ma quasi sempre non si era potuto far nulla perché la prostituzione casalinga in Italia non è un reato. L’inchiesta è scattata quando sono stati trovati elementi per contestare il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, che invece è punito.
In particolare dopo un controllo in via Padre Pio da Pietralcina in cui sono stati trovati un paio di transessuali che hanno detto di pagare l’affitto a quello che poi è risultato un prestanome. A carico dell’agente immobiliare ci sarebbe anche un’intercettazione nella quale raccomanda a un tecnico di fare una riparazione di mattina, perché nel pomeriggio «le ragazze lavorano».
Paolo Nencioni
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