Il Tirreno

Prato

Rossi punta l'indice contro gli agricoltori senza scrupoli

Il presidente della Regione Enrico Rossi
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Il presidente della Regione Enrico Rossi

Il presidente della Regione propone di escludere dai contributi comunitari le aziende che utilizzano consapevolmente il caporalato

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PRATO. "Il caporalato è un problema che va affrontato richiamando anche alle loro responsabilità gli imprenditori agricoli che se ne servono". Lo ha detto il presidente della Toscana Enrico Rossi parlando con i giornalisti dopo che oggi, 10 maggio, la Procura di Prato ha illustrato gli esiti di un'inchiesta sul caporalato che ha portato alla denuncia di 12 persone, nove pachistani e tre consulenti del lavoro italiani. Rilanciando una proposta che aveva già illustrato in una recente audizione in Parlamento, Rossi ha sottolineato che "la proposta di legge Martina è sicuramente un passo in avanti: inasprisce le pene per i "caporali" e prevede la confisca dei loro beni ma per combattere seriamente il caporalato penso che si debbano chiamare in causa anche gli imprenditori agricoli (o di altri settori) che consapevolmente ne usufruiscono, ad esempio penalizzandoli nell'erogazione dei contributi comunitari, ed agevolare invece gli imprenditori seri nella ricerca di manodopera a tempo determinato".

La Toscana, spiega una nota, sta verificando la possibilità di utilizzare per questo lo strumento del lavoro interinale, pronta ad offrire assistenza attraverso i propri centri per l'impiego di cui dall'inizio dell'anno è responsabile al posto delle Province. Il caporalato si combatte infatti anche con migliori servizi: a quel punto, secondo Rossi, verrebbe meno la sua funzione di sostituzione rispetto allo Stato nei servizi dell'impiego, dei trasporti o della ricerca di un alloggio.

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