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Caporalato, le reazioni: "Vergognoso lucrare sulla pelle delle persone"
Fioccano i commenti sull'inchiesta della Procura di Prato, dal sindaco Biffoni ai sindacati Cgil e Cisl, dal consigliere Milone alla deputata Cenni
PRATO. Fioccano le reazioni e i commenti sull'inchiesta che ha scoperto un sistema di caporalato che utilizzava i profughi stranieri come manodopera irregolare e sottopagata nelle campagne del Chianti fiorentino.
Biffoni sui consulenti: "Vergognoso lucrare sulla pelle delle persone". "L'operazione di oggi dimostra due facce della stessa medaglia: da un lato c'è il tessuto sano della nostra città, che si riflette nel magistrale lavoro svolto dalla Procura e dalle forze dell'ordine, ma anche nella reazione pronta e severa del sistema di accoglienza profughi. Quando gli operatori che gestiscono l'accoglienza in Santa Caterina hanno avuto le prime avvisaglie del fenomeno hanno subito incoraggiato le denunce e si sono messi a disposizione della Procura che, con un intervento puntuale è riuscita a troncare un giro di sfruttamento e caporalato". Così il sindaco Matteo Biffoni commenta la notizia sull'indagine sul caporalato tra Firenze e Prato che ha portato a 12 avvisi di garanzia e all'individuazione di un giro di sfruttamento di richiedenti asilo in aziende vinicole toscane. "Dall'altra parte però troviamo cittadini pakistani senza scrupoli che sfruttano le persone in condizioni di debolezza, ma anche professionisti della nostra città coinvolti,tre consulenti del lavoro sospettati di aver falsificato documenti e buste paga per permettere agli sfruttatori di lucrare violando ogni regola e ogni diritto dei lavoratori. Accanto ai pakistani che hanno creato questo giro d'affari sulla pelle delle persone troviamo dei nostri connazionali: questo è vergognoso e inaccettabile. L'impegno della città di Prato per un lavoro regolare, rispettoso delle leggi e dei diritti dei lavoratori è continuo e questa operazione lo dimostra ancora una volta".
La Cisl: "E' schiavismo". “L’inchiesta della Procura di Prato conferma che il caporalato in Italia è un fenomeno esplosivo, che propagandosi riduce i diritti di chi lavora a vantaggio dei più disonesti e spregiudicati che sono i nuovi schiavisti.” E’ il commento del segretario generale della Cisl di Firenze-Prato, Roberto Pistonina, all’inchiesta della Procura di Prato su un giro di sfruttamento di immigrati in aziende agricole delle due province. “Come sindacato – dice Pistonina - non abbiamo strumenti per combattere questa piaga se non quello della denuncia, perché la legge non ci consente di monitorare più a fondo il fenomeno. Tocca alle istituzioni e alle forze dell’ordine, che però sempre più spesso non hanno risorse sufficienti da dedicare a questo settore. La riforma del lavoro varata un anno fa, che sta anche dimostrando tutti suoi limiti in termini di crescita occupazionale legata solo agli incentivi, non ha messo a disposizione strumenti e risorse per combattere efficacemente questo fenomeno sempre più diffuso, che umilia la dignità delle persone, riduce la ricchezza del Paese e mette in difficoltà le aziende oneste. E’ la conferma – conclude il segretario Cisl - che il mercato del lavoro ha bisogno di regole più stringenti, a partire dalla gestione dei voucher, che nei fatti sono diventati un paravento per il lavoro nero".
La Cgil: "Così non si può andare avanti". "12 ore di lavoro a meno di 50 euro al giorno, in ciabatte anche a gennaio e se come non bastasse anche punizioni corporali, la schiavitù non è finita, c'è n'è tanta nel mondo ed anche in Italia, quello che fino ad oggi non sapevamo è che la troviamo anche in Toscana, nelle vigne del Chianti, fra le colline più famose al mondo, una vergogna, inaccettabile": così Dalida Angelini segretaria generale della Cgil Toscana nel merito di quanto è emerso da un'indagine condotta dalla procura di Prato, da dove partiva gran parte dei profughi ospitati nelle strutture della città e dove stamattina sono state eseguite decine di perquisizioni con gli uomini della Digos, della Forestale e della Guardia di Finanza. “La Cgil da tempo denuncia con forza il fenomeno, lo ha fatto anche nell'ottobre scorso in un convegno a Grosseto, prosegue Angelini che aggiunge: “In quella occasione emerse che oltre 3.000 erano i lavoratori schiavizzati, più della metà impiegati nella raccolta dell'uva in maremma, il resto dal grossetano partivano ogni mattina per altre province. Denunciammo allora quanto pare confermato dalla indagine della procura di Prato e cioè che la vita di questi lavoratori è al limite della sopravvivenza. Lavorano, quasi sempre in nero, per 40 euro al giorno, anche per più di dieci ore di lavoro. A questi soldi poi devono essere tolti 5 euro per il trasporto con il pulmino sul luogo di lavoro, 1 euro e 50 per la bottiglia d’acqua, 3,5 per il panino e circa 200 euro al mese per l’alloggio, spesso fatiscente. Sì perché i lavoratori sotto caporale non possono portarsi neanche il cibo o l’acqua al lavoro, ma devono acquistarlo da chi li ha ingaggiati. Così non si può andare avanti - conclude Dalida Angelini - nel confermare il nostro impegno contro lo sfruttamento in agricoltura e non solo, in Toscana come nel resto del paese, chiediamo agli organi di controllo di fare interventi a tappeto, e a forze dell'ordine e magistratura di assicurare alla giustizia i caporali ed gli imprenditori che si rivolgono a loro per procacciarsi la manodopera, liberiamo i nostri vini, famosi ed apprezzati nel mondo, dal veleno dello schiavismo".
Milone contro la Fondazione Santa Rita. "Una settimana fa avevo presentato una domanda d'attualità in consiglio comunale circa l'impiego dei profughi degli parte delle cooperative durante il giorno - scrive il consigliere Aldo Milone di Prato libera e sicura - Il vice sindaco Faggi mi rispondeva in maniera elusiva su questa domanda. Adesso, a seguito di un'indagine della Digos di Prato e della Polizia stradale, si scopre che questi profughi sono stati impiegati al "nero " in alcune aziende agricole del Chianti. Da quello che si è letto, i profughi in questione sarebbero quelli ospitati all'ex scuola S. Caterina. Sono gli stessi che sono stati oggetto della visita del l'Ambasciatrice tedesca qualche settimana fa perché dovevano rappresentare un modello di integrazione, secondo la giunta Biffoni. Di fronte ad un episodio così grave, ritengo responsabile, non solo i due pachistani, ma anche la cooperativa che gestisce questi profughi perché ha omesso un'attività di vigilanza evitando anche di impiegarli in attività sociali e formative. Come ho detto più volte, questi profughi alla fine verranno impiegati in una forma di manovalanza al nero o assorbiti da quel mondo delinquenziali che è sempre alla ricerca di manodopera".
Cenni: "Al made in Italy serve legalità". "Uno sforzo grande di forze dell'ordine e autorità di controllo contro l'illegalità e lo sfruttamento del lavoro nero nel manifatturiero e in agricoltura che ha dato ottimi risultati contro un fenomeno vergognoso. Il caporalato obbliga a più di dodici ore di lavoro nei campi, per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l'ora. E' la situazione in cui lavorano in Italia 400 mila lavoratori sfruttati dal caporalato, stranieri nell'80% dei casi". Lo ha dichiarato la deputata Susanna Cenni, capogruppo Pd in commissione indagine contraffazione. "Quanto già emerso con chiarezza dalla relazione su Prato - dice Cenni - è confermato anche dai sequestri di questi giorni: violazione delle norme sull'etichettatura, delle norme sulla sicurezza ecc.. pesanti i danni nei conformi delle imprese regolari, pesanti le risorse sottratte all'economia, alla trasparenza, al mercato del lavoro regolare. La legalità e la tracciabilità servono al Paese e all'economia. Preoccupanti inoltre i fenomeni di sfruttamento in agricoltura anche in Toscana. Gli sforzi che i ministri Orlando e Martina stanno compiendo vanno in questa direzione, così come le proposte del Pd tese a sostenere filiere etiche e trasparenti, tese a contrastare l'economia criminale che sfrutta lavoro e falsi. Questa è una battaglia che ha bisogno di tutte le forze in campo e del massimo di coordinamento possibile".
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