La manifestazione
Ultimatum della Gucci ai pratesi
La multinazionale del lusso vuole acquistare i terreni Richard Ginori di Nencini, Bini e Fusi, che però nicchiano
PRATO. Le sue porcellane sono conosciute in tutto il mondo. I pregiati manufatti della storica azienda Richard Ginori, tra i più autorevoli ambasciatori del made in Italy, sono da sempre realizzati in Toscana, negli storici stabilimenti di Sesto Fiorentino, dove ancora oggi si concentra tutta l'attività produttiva. Del valore storico e artistico di questo patrimonio si è accorta l'azienda Gucci, che nel 2013 ha rilevato la manifattura dal fallimento portandola nell'orbita della multinazionale francese del lusso Kering. Dall'operazione, però, sono rimasti esclusi i terreni, che appartengono a imprenditori pratesi e dai quali dipende il destino dell'azienda: se Gucci-Kering non diventerà proprietaria dell'area su cui sorgono gli stabilimenti, porterà la manifattura altrove.
Proprio in questi giorni la Gucci Richard Ginori ha rinnovato il contratto d'affitto per altri tre anni (fino al 2019), ma contestualmente, ha avanzato una proposta vincolante di acquisto dei terreni ai liquidatori di Ginori Real Estate, proprietaria dell'area.
La società è partecipata per il 50% dalla fallita Ginori e per il 50% da Trigono srl di Mario Nencini, Roberto Bini e Riccardo Fusi. Si parla di un'offerta di acquisto di 4-5milioni di euro. L'ultimatum pretende una risposta entro la fine dell’anno per dare il via ai lavori di ristrutturazione e ammodernamento degli impianti, nell'ottica di un rilancio del marchio e di un incremento della produttività. Al momento dell'acquisto della manifattura di Sesto Fiorentino, Gucci aveva pianificato 15 milioni di investimenti, dei quali potrebbe beneficiare anche il Museo adiacente alla fabbrica, attualmente chiuso poiché rimasto intrappolato nel fallimento. Se la proprietà dell'azienda invece decidesse di costruire la fabbrica da un'altra parte, il Museo perderebbe automaticamente di valore, con conseguente impoverimento di tutto il territorio.
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Il timore per le sorti del museo e del futuro produttivo dell'attività, a fronte di un’eventuale migrazione della fabbrica verso altri territori, è anche quello del presidente della Regione Enrico Rossi, il quale ha dichiarato di voler fare tutto il possibile affinché la manifattura di porcellane resti nell'area dove è nata. Sulle motivazioni di una mancata risposta da parte della società proprietaria dei terreni all'offerta di acquisto lanciata da Gucci-Kering, il commercialista pratese Fabrizio Franchi, liquidatore della Richard Ginori Real Estate, non si è espresso appellandosi al vincolo di un patto di riservatezza. «In questa fase - ha dichiarato - meno si dice e meglio è, quando sarà il momento faremo una comunicazione ufficiale. L'attività della fabbrica è comunque garantita perché la proprietà della manifattura ha rinnovato adesso il contratto di affitto fino al 2019».
Intanto per domani è fissato un incontro in Regione alla presenza dei sindacati. Per il segretario della Filctem Cgil di Firenze Bernardo Marasco, una risposta negativa alla proposta di acquisto significherebbe una «perdita per tutta la collettività a vantaggio dell'interesse di pochi». «Auspichiamo che l'azienda resti dove si trova - dichiara Marasco - Ciò favorirebbe anche il rilancio del Museo Ginori, il cui valore, così come quello della produzione, dipende principalmente dalla storia del territorio a cui è legato e dalla presenza della fabbrica. Lo sa bene anche la nuova proprietà di Ginori, la cui volontà è quella di investire sugli stabilimenti di Sesto Fiorentino».
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