Il Tirreno

Prato

Crac Sasch, spuntano nuove carte e il processo slitta a giugno

di Paolo Nencioni
Un momento dell'udienza del processo Sasch
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Un momento dell'udienza del processo Sasch

Le difese degli imputati, tra cui l'ex sindaco di Prato Roberto Cenni, hanno presentato la deposizione di un amministratore che dimostrerebbe che i proventi della vendita dei marchi sono rientrati in Italia

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PRATO. È slittato di altre sette settimane, al 27 giugno, l’inizio del processo per bancarotta nei confronti dell’ex sindaco Roberto Cenni, imputato insieme al figlio Giacomo, al commercialista Annibale Viscomi, al figlio Fabrizio Viscomi, a Carlo Mencaroni e Antonio Compagna per il crac del Gruppo Sasch. Il motivo di questo secondo lungo rinvio, dopo quello deciso lo scorso 6 febbraio, è che le difese hanno presentato in questi giorni altri documenti che non erano finiti nel fascicolo istruito all’epoca dal sostituto procuratore Eligio Paolini. In particolare la deposizione di Enzo Chiappa, amministratore di una società estera del gruppo e titolare di un conto corrente acceso presso la Shanghai Banking Corporation Ltd sul quale sarebbe transitato il provento della vendita dei marchi Sasch a Hong Kong.

La deposizione di Chiappa è stata raccolta il 6 ottobre 2014 negli uffici del Nucleo di polizia tributaria della Finanza e copia del documento è stata chiesta lo scorso 22 aprile dall’avvocato Luca Brachi. Secondo la difesa di Roberto Cenni, rappresentata da Manuele Ciappi, le affermazioni di Chiappa, corredate da uno scambio di mail, dimostrerebbero che 6 milioni e 230mila euro, provento della vendita dei marchi, sono rientrati lecitamente in Italia e non sono stati sottratti ai creditori (una delle contestazioni che venivano mosse a Cenni & C.). Nella sua deposizione Chiappa sostiene di aver sempre movimentato il denaro su disposizione di Mario Pacetti, uno degli amministratori del Gruppo Sasch.

Di fatto l’ex sindaco, ieri presente in aula per la prima volta, non ha ancora trovato un accordo coi creditori su un possibile risarcimento (si è parlato di una cifra compresa tra uno e due milioni di euro). La transazione servirebbe a ottenere il patteggiamento nel processo per bancarotta, concesso ad altri nove imputati già usciti dal procedimento ma non a Cenni. La difesa comunque rinnoverà la richiesta di patteggiamento alla prossima udienza.

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